Editoriale

E’ arrivato Sanremo 2017. Potremmo parlare di musica invece che di utero in affitto?

Altro anno all'insegna del politicamente corretto o piuttosto dell'ipocrisia?

E’ arrivato Sanremo 2017. Potremmo parlare di musica invece che di utero in affitto?

E’ arrivato Sanremo! Evviva! Lo stivale da nord a sud è tutto proteso verso gli schermi di Rai 1, da stasera fino all’11 di Febbraio la canzone italiana si mette in prima serata. A fare da anfitrioni di questa kermesse Carlo Conti e Maria De Filippi. Ma soprattutto molte star, nazionali e internazionali, di orientamento omosessuale come: Mika, Ricky Martin e Tiziano Ferro. E fin qui il problema non c’è. Se cantano bene, a noi cosa importa? Qualcuno dirà “Ah! Non coi soldi miei!” è una forzatura, ci si prova sempre, ma conti (non Carlo) alla mano, se investi 10 e ti entrano 100 di pubblicità e sponsor, allora il discorso vale poco, l’azienda, Mamma Rai, ci guadagna e quindi bisogna sforzarsi di trovare degli argomenti diversi, magari migliori e soprattutto che siano propositivi. Per esempio il problema di cui si può e si deve parlare è lo spot, indiretto (ma mica tanto) e ovattato (ma sempre meno) per la pratica dell’utero in affitto, sulla quale Consiglio Europeo e Corte europea (e da qualche parte pure il buon senso si sarà espresso) han detto che no, non si può fare, non si deve fare, anzi se lo fate siete pure un po’ carogne. Lo dice la Chiesa (matrigna!), lo dicono anche un po’ di lesbiche e di femministe (pensa un po!). Eppure si trovano sempre ospiti che o lo hanno fatto (Ricky Martin) o lo vogliono fare (Tiziano Ferro). E questo non è bene, perché è illegale in Italia.

Dire “quanto sei bravo” o “complimenti per il figlio” in diretta, senza contesto, senza possibilità di porre domande, di aprire un dibattito vuol dire solo dire a tutti: hai i soldi? Fai come ti pare. Hai la fama? Nessuno verrà a dire nulla su ciò che fai. Non è solo sbagliato è diseducativo. “Ah siete omofobici!” No perché il discorso si può – e si deve – fare anche per ospitate come quelle dell’anno scorso con la splendida Nicole Kidman che sbandierava anche lei l’ultimo nato come se fosse suo-suo. Ma adottare no? Ora perché sono in rotta – e ci dispiace per loro – ma la coppia Brad Pitt e Angelina Jolie di bimbi ne hanno adottati eccome, ed è semmai quello un esempio da portare sulla tv nazionale anche per sensibilizzare un Parlamento come il nostro che il tema dell’affido e delle adozioni, dello snellimento delle procedure e dei costi (anche umani) circa affido e adozione si lava costantemente le mani.

Ecco noi abbiamo provato a parlare di Sanremo con un po’ di leggerezza, ci piacerebbe parlare solo di canzoni, lustrini e paillettes, se siamo qui a parlar d’altro è perché chi organizza il Fetival preferisce parlar d’altro. Perché Sanremo è Sanremo…

rodrigo

Lucandrea Massaro

Giornalista professionista (2010), laurea magistrale in Scienze delle Religioni (2009). Ha collaborato con la divisione radiofonia della Rai e con alcune testate del mondo del lavoro.  Co Editor e social media manager di Aleteia.
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