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Per gli scienziati la mente non è limitata al cervello (né al corpo)

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La neuroscienza ha scoperto che la mente non può essere confinata al cranio dell'uomo, ma che dovrebbe piuttosto essere considerata come qualcosa di "sociale"

I progressi nella neuroscienza hanno gradualmente portato a considerare la mente come un epifenomeno dell’attività cerebrale. Vale a dire, è stata raggiunta la comprensione che il cervello sia la base fisica dell’attività fisica, e che la mente sia il sottoprodotto finale delle connessioni neurali. Ma gli avanzamenti della neuroscienza stanno fornendo sempre più prove del fatto che la mente sia ben più della mera attività cerebrale.

Dan Siegel, docente di psichiatria presso la UCLA School of Medicine, sostiene che la mente non possa essere confinata, per così dire, all’interno del cranio umano. Inoltre non si trova neppure “dentro” i nostri corpi. La mente, spiega Siegel, dovrebbe essere considerata piuttosto come qualcosa di “sociale”.

Il professor Siegel – insieme ad un team di neuroscienziati, sociologi, psicologi e antropologi – è infatti arrivato alla conclusione che la mente sia un processo relazionale. La definisce come “un processo emergente di autoregolazione, sia incarnato che relazionale, che regola i flussi di energia e informazioni in e tra di noi”, come si legge in un articolo che Olivia Goodhill ha recentemente pubblicato su Quartz.

Come sottolineato dalla Goodhill, la cosa più interessante di questa definizione è che estende la mente a dimensioni che vanno oltre la nostra fisicità immediata. Siegel spiega che è qualcosa di simile a ciò che accade quando proviamo a definire cosa sia il litorale: “Mi sono reso conto che, se qualcuno volesse che io definisca il litorale e mi insistesse nel chiedermi se sia composto da sola acqua oppure da sola sabbia, dovrei rispondere che è entrambe: è sia sabbia che mare (…) Non si può limitare la propria comprensione di cosa sia insistendo a chiedere se si tratti dell’una o dell’altra cosa. E ho iniziato a pensare che, forse, la mente è proprio come il litorale: è composta sia da processi interiori che esteriori”.


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Comprendere dunque la mente in termini di processi di auto-organizzazione implica fare riferimento a diverse idee: cioè, si tratta del processo di integrare parti differenziate in un insieme funzionale. Questa integrazione – spiega Siegel – che sia cerebrale o sociale, è la base dell’auto-organizzazione.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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