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Il dono della vocazione presbiterale

Portando la data dell’otto dicembre 2016 la Congregazione per il Clero ha offerto alle Conferenze episcopali dei cinque continenti la nuova Ratio per la formazione dei presbiteri. Il documento è costituito da una Introduzione e da otto capitoli più una conclusione.  

Nel presentare il documento non si tace la necessità di una nuova Ratio fundamentalis per la preparazione dei presbiteri e la loro formazione permanente in tutte le diverse culture e società del pianeta. L’ultima Ratio fu voluta da Paolo VI e promulgata il 6 gennaio 1970, seguita poi sia dal nuovo Codice di Diritto Canonico (1983) sia dall’Esortazione post-sinodale Pastores dabo vobis (1992) di Giovanni Paolo II, sia dal “Motu proprio” Ministrorum institutio (2013) di Benedetto XVI.  

L’attuale documento è stato preparato dalla Congregazione per il Clero recependo diversi apporti sia delle altre Congregazioni romane sia dal Convegno internazionale promosso dalla stessa Congregazione per il Clero a 50 anni dai documenti conciliari Optatam totius e Presbyterium ordinis.  

La nuova Ratio che dovrà essere recepita dalle varie Conferenze episcopali nazionali facendo tesoro sia dei documenti riguardanti la formazione dei futuri presbiteri e la loro formazione permanente ha voluto tenere presenti tutte le problematiche proprie degli aspetti culturali, sociali e religiosi dei giovani d’oggi. Non sono state ignorate le problematiche ecclesiali presenti nei vari ambiti e nelle varie istituzioni delle Comunità cristiane. 

L’attuale documento mette a cuore e vincola le Chiese particolari ad offrire ai giovani orientati ad un discernimento vocazionale per il ministero ordinato un percorso formativo che tenga conto di quattro note caratteristiche: unicità, integralità, comunitarietà e missionarietà.  

Il tutto deve presupporre quell’accompagnamento da parte dei formatori (moderatori e docenti) per una maturità umana, affettiva e cristiana accompagnata da un amore verso quella singolarità e unicità che è l’evento Cristo, proposta e risposta ad ogni persona umana al di là della sua cultura, situazione sociale, di salute e morale. 

La nuova Ratio pensa ai Seminari come a luoghi in cui si possa offrire ai giovani orientati al ministero ordinato una “unica formazione integrale … articolata in varie tappe (tre): propedeutica, degli studi filosofici o disciplinare, degli studi teologici o configuratrice, pastorale o di sintesi vocazionale (Introduzione n.3). La Ratio indica il tempo di sei anni per le prime due tappe, quella filosofica e quella teologica. Per la tappa pastorale o di sintesi vocazionale non viene indicato un tempo preciso. In questo periodo si chiede di offrire un’opportunità esperienziale tra la conclusione del sessennio e l’ordinazione presbiterale “favorendo l’opportunità al candidato di una adeguata consapevolezza in vista della vita da presbitero-pastore” (Introduzione n.3). Si chiede che sappia orientarsi alla sua missione nello stile del “discepolo innamorato” di Cristo per essere “pastore con l’odore delle pecore vivendo in mezzo ad esse per servirle e portare loro la misericordia di Dio” (Introduzione n.3).  

Una sottolineatura che è ripetuta a proposito nell’introduzione del documento è quella di educare e formare il presbitero alla configurazione a Cristo in una tensione che vada oltre quella del fedele-cristiano-laico che la riceve in nuce nel Battesimo e lo costituisce sacerdote, re e profeta in Cristo. Attraverso l’imposizione delle mani il presbitero viene configurato a Cristo Capo e Pastore che dà la vita nello stile del Servo sofferente per offrire all’umanità redenzione e salvezza. Il periodo di formazione deve concretamente saper dare al futuro presbitero quella spiritualità e identità testimoniata da discepolo di Cristo “innamorato” del suo gregge al quale deve saper indicare ed offrire pascoli nutrienti e sicuri. Per poter vivere adeguatamente questa missione il candidato al ministero ordinato deve poter trovare gli strumenti umani e spirituali della “sequela Christi” che fanno di lui un uomo che cerca costantemente di configurarsi a Cristo obbediente al Padre, capace di scelte prive di “mondanità spirituale” e impegnato a edificare una Comunità che sappia essere ospedale da campo e ospizio ospitale per chi, smarrito, cerca rifugio e conforto. 

Gli otto capitoli della nuova Ratio oltre alle norme generali (cap. I) espongono l’identità della vocazione sacerdotale (cap. II) e le varie estrazioni dove nascono le vocazioni principalmente nella famiglia e nella Comunità cristiana senza escludere le periferie (n. 26-26). I fondamenti della formazione (cap. III) non possono prescindere dalla vita interiore e dalla vita comunitaria (n. 41-43) attraverso un accompagnamento personale (n. 44-49) e comunitario (n. 50-52). Vengono indicate le linee guida per la formazione iniziale e le sue tappe culturali sia filosofiche sia teologiche (n. 53-73), la tappa pastorale (n. 74-79) e quella permanente per il clero (n. 80-83) il cui responsabile è il Vescovo (n. 83). 

La nuova Ratio dedica un intero capitolo alla dimensione della formazione del presbitero (cap. V) prendendo e commentando le dimensioni formative indicate dalla Pastores dabo vobis: la dimensione umana (n. 93-100); la dimensione intellettuale (n. 116-118); la dimensione pastorale (n. 119-124). Sottolinea inoltre che “ciascuna delle dimensioni è finalizzata alla trasformazione o assimilazione del cuore ad immagine di quello di Cristo” (n. 89). 

Il documento tratta de “gli agenti della formazione” (cap. VI) dove fa esplicita menzione, oltre al Vescovo e al Presbiterio (n. 128-129), agli educatori del seminario (n. 132-147) accanto alle famiglie e alle persone religiose e laici di vita consacrata (n. 150-151).  

Vi è poi la presentazione della “Organizzazione degli studi” (cap. VII) indicando, in linea di massima, le materie per la tappa propedeutica, filosofica, teologica (n. 155-175) e materie ministeriali (n. 176-184).  

Il documento si chiude con il capitolo VIII dove vengono indicati “Criteri e norme per accogliere chi intende intraprendere il percorso seminariale in vista del presbiterato (n. 188-210). 

La nuova Ratio dovrà essere il documento base dal quale le varie Conferenze Episcopali dovranno, per la formazione seminariale e quella permanente, elaborare una Ratio Nationalis (n.3) che tenga conto della singolarità socio-culturale del Paese, dove operano le Chiese particolari. 

E’ necessario che le disposizioni per la formazione dei Presbiteri vengano accolte quale sollecitudine del ministero petrino per tutte le Chiese locali nel pieno rispetto di quella collegialità episcopale cum Petro e sub Petro, garanzia di comunione e di corresponsabilità a beneficio dell’unità e nel rispetto della singolarità. 

E’ necessario che i Presbiteri della Chiesa cattolica di rito latino siano formati attraverso un progetto omogeneo “contestualizzato nella realtà del paese” (n.7 d.). 

E’ più che opportuno riflettere e offrire una “traccia” vincolante per l’identità, lo stile e la missione del ministro ordinato per la Chiesa, chiamata ad essere Buon Samaritano nella realtà del mondo post-moderno, vigna nella quale essa è posta. 

* vicario episcopale per il laicato e la cultura, Diocesi di Trieste 

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