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Tunisia, primavera nei rapporti tra cristiani e musulmani

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«In Tunisia la Chiesa patisce una limitazione non trascurabile: possiamo professare la nostra fede solo all’interno delle chiese e degli edifici delle congregazioni religiose, ma è proibita ogni forma di pubblico annuncio. Tuttavia la nuova Costituzione ha introdotto la libertà di coscienza, una clausola importante che è assente nelle carte costituzionali di altri paesi del nord Africa. Inoltre la convivenza fra cristiani e musulmani è buona, grazie anche al carattere ospitale e amichevole del popolo tunisino. Ho gioito quando, lo scorso anno, il premo Nobel per la Pace è stato assegnato al Quartetto per il Dialogo Nazionale: è un riconoscimento che appartiene a tutto il popolo». Con queste parole inizia il suo racconto padre Ilario Antoniazzi: 68 anni, dal 2013 è arcivescovo di Tunisi dopo aver trascorso oltre cinquant’anni in Medio Oriente.

I suoi rapporti con le istituzioni, già molto cordiali, sono migliorati dopo gli attentati terroristici che hanno colpito il paese nel 2015: «Le autorità musulmane – racconta – mi hanno ripetutamente invitato a illustrare il messaggio della Chiesa: l’interesse verso il cristianesimo e il contributo che esso può offrire alla pace e all’edificazione del legame sociale è cresciuto».

Un piccolo gregge
La diocesi di Tunisi (l’unica del paese) può contare su circa 40 sacerdoti di 15 nazionalità e 90 religiose di varie congregazioni; vi sono nove scuole cattoliche (dall’asilo alle medie) frequentate da oltre 8.000 studenti di fede islamica. Le chiese sono cinque e vi fanno riferimento circa 40.000 cattolici, quasi tutti stranieri: studenti dell’Africa subsahariana e lavoratori provenienti da paesi europei. «La nostra è una Chiesa piccola, ma molto viva che, con umiltà e perseveranza, desidera mostrare l’amore di Cristo lavorando per il bene di tutti», prosegue l’arcivescovo. «Cerchiamo di essere cristiani credibili e, coscienti dei nostri limiti, gettiamo il seme con fiducia: quando e come porterà frutto dipende esclusivamente dal Signore».

L’amico musulmano, giornalista
Un caro amico di padre Antoniazzi è Hatem Bourial: musulmano, 58 anni, sposato e padre di un figlio,  è giornalista e mediatore culturale. Descrive i propri rapporti con i cristiani come «buoni, fondati sul rispetto e la prossimità». Ha studiato nella locale scuola dei padre maristi ed è cresciuto in un quartiere multiculturale: «I miei vicini di casa, francesi di origine italiana, sono stati una seconda famiglia per me». Ha poi proseguito gli studi negli Stati Uniti dove fu ospite di una famiglia cattolica. «Oggi – dice – ho amici cristiani un po’ in tutto il mondo. Non esito ad affermare che sono un cristiano dal punto di vista culturale, proprio come un libanese cattolico potrebbe definirsi culturalmente un musulmano».

Una presenza secolare
E riflettendo sulla società tunisina, aggiunge: «La convivenza tra cristiani e musulmani mi pare sia armoniosa; colgo saldi legami di prossimità tra le persone. Questo paese è stato abitato da grandi comunità cristiane, che attualmente hanno dimensioni ridotte ma che si dimostrano ancora vitali. I cristiani che oggi risiedono in Tunisia sono il segno di una presenza che ha attraversato i secoli e ci rammentano la lunga storia cristiana di questa terra. Vivere in fraternità con loro mi ricorda di mantenere vivo il legame con le grandi figure cristiane del passato, con i martiri, i padri della Chiesa a cominciare da sant’Agostino. Coltivare questa profonda conoscenza storica significa costruire un futuro di fraternità e di pace».

L’impegno della Caritas
La Caritas tunisina è impegnata su vari fronti: soccorre i migranti in transito, offre corsi di alfabetizzazione agli adulti, assiste le persone anziane e i malati. Inoltre ha messo a punto un programma per sostenere le famiglie povere: attraverso corsi professionali insegna ai genitori un mestiere ed eroga fondi affinché possano far fronte alle necessità più immediate e avviare una piccola attività. «In genere le somme che distribuiamo sono, almeno in parte, dei prestiti», dice padre Antoniazzi: «Le famiglie vengono responsabilizzate e restituiscono nel tempo quanto hanno ricevuto, fiere di sapere che quel denaro servirà per aiutare altre persone».  

I volontari musulmani
Fra i volontari della Caritas vi sono non pochi musulmani: «Nella sola città di Tunisi, ad esempio, i medici di fede islamica che ci aiutano sono oltre una cinquantina, cui si aggiungono diversi farmacisti che ci forniscono gratuitamente i medicinali», prosegue l’arcivescovo. «Si sono lasciati coinvolgere nella nostra opera di assistenza perché hanno compreso che non facciamo distinzioni fra le persone, che agiamo con spirito di carità, disinteressatamente. Fra tutti noi c’è grande collaborazione».

Il pensiero cristiano scoperto dai tunisini
L’attacco al Museo del Bardo di Tunisi nel marzo 2015 e quello, tre mesi dopo, sulla spiaggia di Sousse hanno lasciato una ferita profonda nella società tunisina e suscitato espressioni di dura condanna da parte delle autorità e di tutto il popolo. «Dopo la strage sulla spiaggia – racconta padre Antoniazzi – il ministro dei culti ha voluto che lo accompagnassi negli ospedali per visitare i feriti. Nei mesi successivi sono stato invitato a partecipare a molti incontri: i tunisini mostrano il desiderio di scoprire il pensiero cristiano su alcuni temi specifici quali il perdono, la pace, la giustizia sociale. Fra il pubblico capita vi sia anche chi non ha mai sentito parlare di Gesù né ha mai visto un prete. In queste occasioni mi sento libero di citare apertamente pagine del Vangelo ed è toccante constatare quanto le persone restino colpite dalle parole del Figlio, in particolare quelle sull’amore per i nemici».

Il ruolo dei mass media
Anche quest’anno, in occasione del Natale, l’arcivescovo ha accettato di partecipare alla trasmissione radiofonica di Bourial, che afferma: «Ho invitato padre Ilario non solo per dovere di informazione e come gesto di attenzione verso gli ascoltatori della nostra emittente nazionale che possono così scoprire la stoffa di quest’uomo di fede, ma anche per diffondere il messaggio di pace del Natale. Quando un’amicizia o la conoscenza reciproca si traducono in gesti concreti le cose progrediscono. I media, nel mondo, possono promuovere la comprensione tra fedi diverse e offrire un contributo importante all’edificazione di una buona convivenza tra cristiani e musulmani; e devono farlo. Quanti cercano la concordia e la pace devono poter far sentire la loro voce attraverso i mezzi di informazione».

Una testimonianza persuasiva
A giudizio di padre Antoniazzi, gli uomini autenticamente religiosi (di religioni differenti) che vivono insieme in pace «possono testimoniare che la convivenza fra le religioni è possibile, e quindi smentire l’asserto secondo il quale la religione sia intrinsecamente foriera di lotta e scontro». Aggiunge Bourial: «Essi sono dei “traghettatori” verso un avvenire più sereno e hanno il dovere della testimonianza. Da parte mia testimonio la prossimità, la buona intesa, il proposito di vivere insieme ai cristiani nel rispetto delle nostre differenze: è questo il dialogo ed è questo l’esempio da offrire».

L’invito
Conclude padre Antoniazzi: «Forse molti pensano che la Tunisia sia un paese musulmano instabile, dove la Chiesa non è presente. Ma la situazione è molto diversa: la Chiesa c’è, è operosa e dà speranza. Ci farebbe piacere stringere rapporti con diocesi o parrocchie italiane e saremo lieti di accogliere quanti vorranno venire qui, magari in pellegrinaggio sulle orme di sant’Agostino. Questo paese, che sta pazientemente costruendo il proprio futuro democratico, ha molto da offrire e vorrei invitare tutti a visitarlo, aiutando questo popolo e i suoi giovani che purtroppo, per mancanza di lavoro, sono spesso costretti a lasciare la loro patria». 

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