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Papa Francesco ai giovani di Taizè: “Il male non ha l’ultima parola”

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Passano le generazioni ma non si esaurisce, anzi aumenta e si dilata, come simbolo di speranza e fraternità, l’esperienza che si ispira alla preghiera e al dialogo ecumenico della Comunità di Taizè. Dagli anni della guida di frerè Roger, undici anni fa ucciso per mano di un giovane squilibrato, fino a oggi, sotto la guida sicura di frerè Alois, nel segno di Gesù misericordioso, sono migliaia i ragazzi d’Europa che hanno scoperto o riscoperto la fede attraverso questa realtà. 

In migliaia da tutta Europa, giovani ortodossi, protestanti e cattolici si ritroveranno a Riga in Lettonia, dal 28 dicembre al 1° gennaio, per dire no a coloro che seminano odio e disprezzo dell’altro, pensando ad un anno, quello appena trascorso, davvero difficile per l’Europa. Da un lato colpisce i cuori dei giovani l’inadeguatezza e la sofferenza per l’incapacità di dare una risposta concordata e armomica all’accoglienza alle migliaia di profughi e rifugiati; dall’altro lato i ragazzi sono attoniti e angosciati dalle violenze e dagli attacchi, che hanno ucciso molti loro coetanei, perpetrati dalla follia del terrorismo fanatico: da Parigi a Bruxelles, agli ultimi tragici eventi in Germania. Senza dimenticare ciò che sta accadendo in Siria e in tutta l’area del Mediterraneo e del Medioriente, dove guerre, violenze e oppressioni di popolazioni e comunità sono una realtà tragica. 

“Oggi”, scrive Francesco ai giovani che si stanno recando in Lettonia, “molte persone sono sconvolte, scoraggiate dalla violenza, da ingiustizie, sofferenza e divisioni. Hanno l’impressione che il male è più forte di tutto”. Voi, “testimoniate con le parole e i fatti che non è così”, aggiunge Bergoglio. Per questo, il Papa ripete ai ragazzi di Riga quanto ha scritto al termine del Giubileo nella Lettera “Misericordia et Misera”: “È il tempo della misericordia per tutti e per ognuno, perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza”. 

Alla vigilia del 39° Incontro europeo dei giovani, che fa tappa ad Est, in un contesto di dialogo oltre le frontiere e le grandi sfide e insicurezze del Vecchio continente, Alois parla di “Pellegrinaggio della fiducia sulla terra e aggiunge riprendendo un passaggio del messaggio del Papa che è fondamentale “manifestare a parole e con azioni che il male non ha l’ultima parola”. Oggi p necessari, più tante parola, oltre alla diplomazia dei negoziati e degli accordi, l’incontro tra le persone e i popoli, altrimenti “sarà impotente ciò che si svolge a livello istituzionale”.  

Il priore della comunità di Taizè, che lo scorso anno a Natale è stato in Siria, ricorda che è in preparazione per il prossimo anno a settembre, un pellegrinaggio in Egitto con una visita in particolare alla Chiesa copta ortodossa. Con alcuni fratelli e giovani di diversi Paesi, si stanno organizzando incontri con le comunità locali e in particolare con il vescovo Thomas, uno dei responsabili della Chiesa copta con il quale la fraternità di Taizé ha iniziato da qualche tempo un percorso di amicizia. Cosa dunque cercano i giovani che si recano agli incontri di Natale e nelle settimane di permanenza a Taizè. Frere Alois risponde con profondità e saggezza: “Cerchiamo di aiutarli ad approfondire la loro fede, la loro fiducia esistenziale in Dio. Per resistere alla instabilità angosciante della nostra epoca, occorre avere radici profonde e queste radici hanno bisogno di tempo per svilupparsi a poco a poco”. 

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