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Papa Francesco: “Pace per tutti i popoli, troppo sangue è stato sparso”

Il messaggio natalizio di Francesco. Gli appelli per Siria, Terra Santa, Iraq, Libia, Yemen, Nigeria, Sud Sudan, Congo, Ucraina, Venezuela, Colombia, Myanmar e Corea. Il ricordo per le vittime del terrorismo e i terremotati

Papa Francesco: “Pace per tutti i popoli, troppo sangue è stato sparso”

AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE

«Il potere di questo Bambino, Figlio di Dio e di Maria, non è il potere di questo mondo, basato sulla forza e sulla ricchezza; è il potere dell’amore». Papa Francesco inizia il suo quarto messaggio natalizio Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo intero) ricordando il capovolgimento di valori che ha portato il cristianesimo con l’avvenimento della nascita di Gesù. Nelle parole di Bergoglio il riferimento a tutte le situazioni più drammatiche di conflitti e violenze, che ben rappresenta la geografia di quella terza guerra mondiale a pezzi della quale più volte ha parlato.

Francesco, affacciato dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, ha ricordato che quello del Dio fattosi Uomo è «il potere che ha creato il cielo e la terra, che dà vita ad ogni creatura: ai minerali, alle piante, agli animali; è la forza che attrae l’uomo e la donna e fa di loro una sola carne, una sola esistenza; è il potere che rigenera la vita, che perdona le colpe, riconcilia i nemici, trasforma il male in bene. È il potere di Dio. Questo potere dell’amore ha portato Gesù Cristo a spogliarsi della sua gloria e a farsi uomo; e lo condurrà a dare la vita sulla croce e a risorgere dai morti. È il potere del servizio, che instaura nel mondo il regno di Dio, regno di giustizia e di pace». L’annuncio del Natale oggi «percorre tutta la terra e vuole raggiungere tutti i popoli, specialmente quelli feriti dalla guerra e da aspri conflitti e che sentono più forte il desiderio della pace».

«Pace agli uomini e alle donne nella martoriata Siria – ha chiesto il Papa – dove troppo sangue è stato sparso. Soprattutto nella città di Aleppo, teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie più atroci, è quanto mai urgente che rispettando il diritto umanitariosi garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile. È tempo che le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese».

«Pace – ha invocato Francesco – alle donne e agli uomini dell’amata Terra Santa,scelta e prediletta da Dio. Israeliani e Palestinesi abbiano il coraggio e la determinazione di scrivere una nuova pagina della storia, in cui odio e vendetta cedano il posto alla volontà di costruire insieme un futuro di reciproca comprensione e armonia. Possano ritrovare unità e concordia l’Iraq, la Libia e lo Yemen, dove le popolazioni patiscono la guerra ed efferate azioni terroristiche».

«Pace agli uomini e alle donne in varie regioni dell’Africa – ha continuato – particolarmente in Nigeria, dove il terrorismo fondamentalista sfrutta anche i bambini per perpetrare orrore e morte. Pace nel Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, perché si risanino le divisioni e tutte le persone di buona volontà si adoperino per intraprendere un cammino di sviluppo e di condivisione, preferendo la cultura del dialogo alla logica dello scontro».

«Pace alle donne e agli uomini che tuttora subiscono le conseguenze del conflitto nell’Ucraina orientale dove – ha ricordato Bergoglio – è urgente una comune volontà nel recare sollievo alla popolazione e dare attuazione agli impegni assunti».

Francesco ha quindi invocato «concordia per il caro popolo colombiano, che ambisce a compiere un nuovo e coraggioso cammino di dialogo e di riconciliazione», dopo l’accordo tra gli ex guerriglieri delle Farc e il governo, che ha posto fine a 52 anni di guerra civile ma è stato bocciato dal referendum popolare. Un ricordo anche per «l’amato Venezuela», dove il Papa chiede si finiscano le «attuali tensioni» e auspica «un avvenire di speranza per tutta la popolazione».

«Pace a quanti, in diverse zone – ha detto ancora Bergoglio – stanno affrontando sofferenze a causa di costanti pericoli e persistenti ingiustizie. Possa il Myanmarconsolidare gli sforzi per favorire la pacifica convivenza e, con l’aiuto della comunità internazionale, prestare la necessaria protezione e assistenza umanitaria a quanti ne hanno grave e urgente necessità. Possa la penisola coreana vedere superate le tensioni che l’attraversano in un rinnovato spirito di collaborazione».

Il Papa ha quindi invocato pace per «chi è stato ferito e chi ha perso una persona cara a causa di efferati atti di terrorismo, che hanno seminato paura e morte nel cuore di tanti Paesi e città». E ha chiesto pace «non a parole, ma fattiva e concreta» per quanti sono «abbandonati ed esclusi», quelli «che soffrono la fame» e «sono vittime di violenze». Pace ai «profughi, ai migranti e ai rifugiati, a quanti oggi sono oggetto della tratta delle persone. Pace ai popoli che soffrono per le ambizioni economiche di pochi e l’avida ingordigia del dio denaro che porta alla schiavitù. Pace a chi è segnato dal disagio sociale ed economico e a chi patisce le conseguenze dei terremoti o di altre catastrofi naturali».

Infine, l’augurio di pace per i bambini, «in questo giorno speciale in cui Dio si fa bambino», soprattutto per quelli «privati delle gioie dell’infanzia a causa della fame, delle guerre e dell’egoismo degli adulti». Francesco chiede pace per «tutti gli uomini di buona volontà, che ogni giorno lavorano, con discrezione e pazienza, in famiglia e nella società per costruire un mondo più umano e più giusto, sostenuti dalla convinzione che solo con la pace c’è la possibilità di un futuro più prospero per tutti».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Andrea Tornielli

Vaticanista, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sposato, con tre figli. Vive tra Roma e Milano. Lavora per il quotidiano "La Stampa".
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