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“Accorgimenti per curare le malattie dell’anima”: il libro che il Papa ha donato alla Curia

Il Pontefice ha regalato ad ogni membro della Curia romana l’opera di Padre Acquaviva, quinto Generale della Compagnia di Gesù

“Accorgimenti per curare le malattie dell’anima”: il libro che il Papa ha donato alla Curia

@Aleteia/Jeffrey Bruno

Ieri il Santo Padre ha incontrato i membri della Curia Romana per lo scambio degli auguri natalizi. In apertura del suo discorso ha ripreso le parole del beato Paolo VI:

«Dio avrebbe potuto venire vestito di gloria, di splendore, di luce, di potenza, a farci paura, a farci sbarrare gli occhi dalla meraviglia. No, no! È venuto come il più piccolo degli esseri, il più fragile, il più debole. Perché questo? Ma perché nessuno avesse vergogna ad avvicinarlo, perché nessuno avesse timore, perché tutti lo potessero proprio avere vicino, andargli vicino, non avere più nessuna distanza fra noi e Lui. C’è stato da parte di Dio uno sforzo di inabissarsi, di sprofondarsi dentro di noi, perché ciascuno, dico ciascuno di voi, possa dargli del tu, possa avere confidenza, possa avvicinarlo, possa sentirsi da Lui pensato, da Lui amato … da Lui amato: guardate che questa è una grande parola! Se voi capite questo, se voi ricordate questo che vi sto dicendo, voi avete capito tutto il Cristianesimo».

A conclusione del suo intervento, prima della benedizione, papa Francesco ha voluto regalare a ciascun membro della Curia il libro “Accorgimenti per curare le malattie dell’anima” di Padre Claudio Acquaviva, tradotto da padre Giuliano Raffo (San Paolo edizioni).

«Quando, due anni fa, ho parlato delle malattie, uno di voi è venuto a dirmi: “Dove devo andare, in farmacia o a confessarmi?” – “Mah, tutt’e due”, ho detto io. E quando ho salutato il Cardinale Brandmüller, lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Acquaviva!”. Io, al momento, non ho capito, ma poi, pensando, pensando, ho ricordato che Acquaviva, terzo generale della Compagnia di Gesù, aveva scritto un libro che noi studenti leggevamo in latino, i padri spirituali ce lo facevano leggere, si chiamava così: Industriae pro Superioribus ejusdem Societatis ad curandos animae morbos, cioè le malattie dell’anima. Tre mesi fa è uscita una edizione molto buona in italiano, fatta dal padre Giuliano Raffo, morto recentemente; con un buon prologo che indica come si deve leggere, e anche una buona introduzione. Non è un’edizione critica, ma la traduzione è bellissima, ben fatta e credo che possa aiutare. Come dono di Natale, mi piacerebbe offrirlo ad ognuno di voi. Grazie».

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L’ESERCIZIO DELL’AUTORITÀ SPIRITUALE NELLA CHIESA…

Il cuore del libro viene ben spiegato da Padre Daniele Libanori, autore dell’introduzione:

«Tra i numerosi interventi tesi alla cura spirituale dei soggetti della Compagnia, merita una particolare attenzione l’opera Industriae ad curandos animae morbos, del 1600; si tratta di una piccola opera maestra di psicologia religiosa, che rivela l’importanza che Acquaviva attribuiva ai superiori nella cura dei loro sudditi. Basata ampiamente sulla tradizione monastica (Basilio, Cassiano, Gregorio Magno, Bernardo…), l’opera riflette l’esperienza del suo governo spirituale; in essa, tra l’altro, egli raccomanda che i superiori nella loro preghiera quotidiana abbiano una particolare attenzione allo stato della loro comunità e di ciascuno dei membri».

Don Giuseppe Forlai, Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore e autore nella presentazione, sottolinea l’importanza del testo e le fonti da cui Padre Acquaviva attinge: la Scrittura, “recepita e commentata dai grandi Padri monastici”, e la sua personale esperienza di superiore e rettore del nascente seminario romano.

… E NELLA COMUNITÀ RELIGIOSA

«La figura di superiore che l’Acquaviva tratteggia e quella di un “leader trasformazionale”, capace cioè di aiutare le persone a diventare quello che sono chiamate a essere; per far questo deve saper riconoscere e respingere dal suo cuore la duplice tentazione che lo inciterebbe a rivestire ora i panni del gendarme/censore che reprime i vizi, ora quelli di colui che per debolezza “lascia correre” senza mai compromettersi nella correzione (con grave scandalo per i volenterosi)».

I TRE PILASTRI DEL LIBRO DI PADRE ACQUAVIVA

La fede nella forza terapeutica della grazia. La grazia di Dio è sempre in azione va soltanto assecondata e accolta.

«Dio può trasformare in un batter d’occhio anche il religioso più tiepido o vizioso. L’esame quotidiano e generale, tipico della prima settimana degli esercizi ignaziani, rimangono il modo migliore per lasciare alla grazia sanante il modo di entrare negli affetti dell’uomo passando attraverso il varco aperto da un intelletto risvegliato e consapevole».

La fiducia nella libertà dell’uomo. Gli uomini sono peccatori ma possono pentirsi dei peccati commessi e liberarsene.

«Acquaviva appartiene a un’epoca in cui il quietismo non ha ancora diffuso le sue idee su larga scala. Egli fa parte della schiera di quelli spirituali autentici che – sebbene lontani da ogni prometeico volontarismo – concepiscono la vita cristiana come una “milizia”, un combattimento continuo. Il credente, e quindi il religioso, può scegliere se essere un cattivo peccatore (ossia un rassegnato) o un santo (ovvero un peccatore pentito che non si arrende anche quando viene colpito)».

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La comunità dei fratelli può e deve essere luogo di guarigione. Ogni componente della comunità deve farsi carico del fratello, occuparsi della sua “malattia spirituale”.

«Acquaviva suggerisce ai superiori locali non solo di farsi carico delle persone più deboli o in pericolo, ma anche coinvolgere gli altri confratelli nella custodia e nel cammino di emendazione e purificazione dei soggetti. Tutti i componenti della residenza – illuminati dal superiore – sono responsabili degli altri: dalla salute dell’intero corpo della Compagnia dipende il vantaggio per le anime che si servono. Al contrario di ciò che si può superficialmente pensare, per il nostro Autore la “malattia spirituale” del religioso non e questione privata, né affare che si possa rinchiudere nell’hortus conclusus del rapporto superiore – suddito».

Il Santo Padre è un pastore che ha davvero a cuore la salute della sua comunità. Il regalo che ha donato alla Curia romana possiamo facilmente immaginarlo indirizzato anche a ciascuno di noi, perché alle malattie spirituali siamo esposti tutti. Le parole poste a chiusura della presentazione di don Giuseppe Forlai esprimono, magistralmente e con sincerità, il senso dell’opera di Acquaviva, e di conseguenza, il motivo di questa bellissima scelta da parte di papa Francesco.

«(…) uno sguardo teologico sulla vita delle comunità religiose è quanto mai necessario oggigiorno, in un tempo in cui sembra purtroppo prevalere una lettura funzionalista o meramente psicologica delle relazioni comunitarie. I superiori timorosi o amanti dello statu quo ne potranno trarre stimolo a riappropriarsi della cura spirituale di coloro che gli sono affidati; gli energici difensori della legge uno sprone alla discrezione e alla carità paziente; i semplici religiosi uno sprone a portare gli uni i pesi degli altri lasciando da parte il “terrorismo delle chiacchiere” che boccia il fratello senza appello, forse proprio per evitare di doversene far carico. Se è vero – come lo è – che l’attuale decadenza di alcuni settori della vita consacrata deve attribuirsi a un deficit di autorità evangelica, l’Acquaviva ci aiuta almeno a ricordare che non può tenersi in piedi una comunità di fratelli senza padre, né una comunità di “padri” totalmente assorbiti dagli “affari fuori casa”, dove oramai nessuno guarda più l’altro con lo sguardo buono e sanante di Dio».

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