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Caro Tiziano, sii fedele a te stesso. I figli non si comprano!

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Una lettera al cantante Tiziano Ferro da una fan

Caro Tiziano,
ho letto con dispiacere la tua intervista su Vanity Fair che comincia così: «Se sono in America è anche perché voglio un figlio, e lo voglio anche da solo».
Voglio e figlio, due parole che vedere accostate mi spaventa, devo confidartelo.
Il tuo desiderio di paternità è molto bello, lo comprendo e lo guardo con tenerezza, mi ci rispecchio. L’abbiamo dentro, Dio l’ha iscritto in noi quando ci ha creati, è un sigillo che ci ha posto nella carne e nel cuore. Mi permetto di nominare Dio perché so che credi, lo hai detto più volte nei giornali e l’hai scritto nelle tue canzoni.
«Perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato e ciò che dice Lui va ascoltato» canti nel brano “Alla mia età”.

E commenti questo bel verso confermando la tua fede:

«(…) Ed è vero che ascolto il Suo suggerimento. Io ho sempre avuto un rapporto molto profondo col sacro e con la religione. E ci tengo a tenerlo vivo (…) Amo andare in chiesa. (…)»

E poi aggiungi:

«Io credo in Dio e nel perdono, nella misericordia e nell’amore reciproco. Il cristianesimo si basa sullo scambio di perdono e misericordia. Io mi sento così, voglio essere così, e se sbaglio mi pento e magari mi nascondo, ma ogni volta che la vita mi dà qualcosa di bello… vado da Dio e lo ringrazio. Vivo i miei giorni rendendo conto al Signore. Capisco che è un modo molto singolare di vivere il mio rapporto con Lui. È vero che l’uomo ha cercato Dio per dare un senso all’esistenza. Io cerco in Lui uno sguardo di conforto e non mi piace vederlo come il simulacro delle risposte che non so darmi, della fortuna dalla quale non mi sento baciato. Sono un empirico, vivo di esperienza e di fatica, non riuscirei mai a impigrirmi al punto da affidare tutte le speranze alla presenza dello Spirito Santo, ma so che comunque Lui è lì. È quell’aura che mi accompagna dandomi ottimismo, è quel vago senso di supporto, a prescindere da tutto, che mi fa stare meglio». (Rivista Maria Ausiliatrice)

Mi piacciono le tue canzoni, le canto in macchina con le mie cugine e le mie amiche, la mia preferita è Il regalo più grande”. Ti ascolto con piacere e non smetterò di farlo. Ma ti prego Tiziano, ti prego, non comprare un figlio anche tu. Da te mi aspetto più originalità. Vai controcorrente. Molla questa mentalità da ricco borghese omologato, non replicare le tristissime gesta del tuo collega Elton John. Non comprare un figlio, non pagare una donna per averlo, non farlo. Non strappare ad una mamma il suo bambino. Non sfruttare la sua povertà per ottenerlo. Resisti! Hai il denaro per poterlo fare, lo so, ma non spenderlo in questa maniera egoista e vergognosa! Triste e ingiusta. Di chi crede di poter comprare tutto con i soldi, perfino la vita umana. Come ai tempi della schiavitù. Sia che tu lo faccia da solo o con un compagno, l’utero in affitto resta – come nei casi delle coppie eterosessuali – una violenza infame e spaventosa! Non te ne rendi conto? Hai un grande desiderio di paternità, ma non soddisfarlo così! I desideri non devono trasformarsi in diritti, mai! In questo caso il regalo più grande che puoi fare (te l’avevo detto che ho un debole per questa tua canzone) è dirti di NO. Non trasformare la Vita, che canti nei tuoi popolarissimi brani, in un oggetto a tua completa disposizione. Sei famoso, ma sei piccolissimo come tutti noi di fronte all’esistenza. Strappare una creatura innocente al ventre della madre che l’ha amato e nutrito per nove mesi, dividendo ossigeno, cibo, sangue, mischiando cellule, corpo, carne, offrendo carezze e coccole, subendo calci, dolori e doglie, è un furto. Pagato profumatamente, ma è un furto. Non rubare a un bambino tutto questo, altrimenti sarai di certo ricco ma pur sempre un ladro.

Pensaci!

Buon Natale,

Una tua fan.

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