Spiritualità

Le armi di Dio contro Satana: il dono del sacerdozio

Sesto contributo di una serie sul benessere spirituale: Cristo e il potere del sacrificio

“Non sacrificatevi per i vostri figli. Ce l’avrete solo con loro per questo!” Me lo disse una responsabile qualche decennio fa. Se aveva ragione, cosa dire del sacerdozio di Cristo e del suo sacrificio? Cedendo quando siamo riluttanti a donare, probabilmente saremo risentiti con i beneficiari del nostro “sacrificio”. Penso però che quello di questa donna fosse un concetto di sacrificio distorto (anche se comune).

Nelle ultime settimane abbiamo discusso del benessere spirituale, in particolare delle strategie di Satana (1, 2, 3) e delle armi di Dio (4 e 5). Il sacrificio è l’arma ultima di Dio. Molti pensano che “sacrificio” significhi qualcosa del tipo: “Prendi qualcosa che ami davvero ed eliminala”. Se vediamo il sacrificio in questo modo, allora apriamo sicuramente la porta al risentimento, che è una grande tossina per l’anima. L’etimologia della parola “sacrificio” significa “rendere santo”, o “fare la cosa santa”. Come si rende santo qualcosa? Offrendolo sull’altare – offrendo a Dio qualcosa di prezioso di modo che possa usarlo con un potere e una benevolenza che vanno al di là della nostra immaginazione.
Il dono sacrificale è la forma più alta di libertà. Non comporta egoismo. Quell’offerta di ciò che è prezioso in uno spirito di generosità e fiducia è il motivo per il quale Satana odia il sacrificio. Il sacrificio è contrario all’opera di Satana, il cui motto è: “Prima io! Io! Sempre prima!” Le mani e il cuore spalancati sull’altare del sacrificio sono il massimo segno del rifiuto di Satana.

pontifex

Il sacrificio di Cristo Sacerdote sull’altare della croce è l’arma più potente di Dio contro Satana. Per questo, Satana odia la Messa e l’Eucaristia più di tutto il resto. Il sacrificio del Calvario reso nuovamente presente sui nostri altari è lo strumento supremo della nostra libertà dal peccato, e la nostra strada verso il cielo. Sapendo questo, Satana banalizza l’essenza letale del nostro peccato, di modo che noi possiamo a nostra volta banalizzare il nostro bisogno del sacrificio della Messa.

Insisto sull’assoluta necessità di Cristo crocifisso perché conosco il mio peccato. Il mio peccato! Non solo le mie stranezze, le mie mancanze, i miei lati deboli e i miei fallimenti. Non solo i miei errori, le mie indiscrezioni. Il mio peccato.

Conosco il mio peccato – com’è e come brucia. So che il mio peccato è abile anche se è irrazionale; so che il mio peccato è deliberato anche se è bestiale. So che il mio peccato mi sussurra come un amante e mi grida come un carceriere. So che scelgo e uso il mio peccato anche se questo seduce e usa me. So che il mio peccato mi ha fatto dare uno schiaffo a Dio e gridare: “Sia fatta la mia volontà!” So che il mio peccato mi ha allontanato dalla casa di mio Padre e mi ha fatto vivere come se fossi orfano. Conosco il mio peccato, al quale mi aggrappo anche se lo trovo repellente – so che il mio peccato è intessuto nel mio cuore, nella mia mente e nella mia volontà come un cancro. So che lontano dal Sangue di Gesù che scorre attraverso il mio corpo e la mia anima – a meno che io non consumi i frutti del suo sacrificio offerto sulla croce del Calvario –, che al di là di questa grazia straordinaria il mio peccato finirà per consumarmi.

Non possiamo invitare Satana nella nostra vita e poi aspettarci che si comporti bene. Non possiamo ragionare con il nostro peccato. Il nostro peccato non sarà mai soddisfatto di essere un “junior partner” o perfino un partner egualitario nella nostra vita. No! Il nostro peccato vuole il potere su ogni piccola parte di noi! Non si può negoziare con il veleno del male che si ritrova in ogni cuore umano caduto, che non può essere persuaso neanche dal dialogo più serio e non può essere curato solo da buone intenzioni umane.

Chi conosce l’abbraccio misericordioso e guaritore del nostro Signore crocifisso e risorto, chi sa di essere stato riscattato e purificato dal sangue innocente, esalterà sicuramente, giustamente, ostinatamente e gioiosamente il sacerdozio di Cristo. Sa che Cristo, che è sia sacerdote che vittima, è l’ultima arma di Dio contro Satana. Il nostro privilegio a Messa è essere presenti ancora sul Calvario, dove l’orrore della croce ha lasciato spazio alla nostra salvezza e alla nostra speranza di gloria. Come risponderemo in modo degno a tutto questo?

Preparandoci a celebrare il Natale, ricordiamo che il Figlio di Maria è nato per vivere come un profeta, per morire come un sacerdote e per regnare per sempre come un re. Ricordiamo che il sacrificio del nostro Padre Celeste per noi è stato il suo Figlio unigenito. Tra adesso e il primo giorno dell’anno nuovo, pianifichiamo di ordinare la nostra vita in segno di gratitudine per quel sacrificio. Qualsiasi cosa meno di questo sarebbe una spaventosa ingiustizia.

melch

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Michael

padre Robert McTeigue, SJ

è membro della provincia del Maryland della Compagnia di Gesù. Docente di Filosofia e Teologia, ha insegnato nell'America Settentrionale e Centrale, in Europa e in Asia, ed è noto per le sue lezioni di Retorica ed Etica Medica. Ha una lunga esperienza di direzione spirituale, ministero di ritiri e formazione religiosa, e attualmente è impegnato nel ministero pastorale nelle parrocchie.
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