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Confessioni di un’ingrata

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Il senso della gratitudine e l'importanza di essere grati

Prima del nostro matrimonio, il nostro sacerdote ci ha detto che dovevamo lavorare per mantenere la gratitudine al centro della nostra vita. Gratitudine nei confronti l’uno dell’altro, gratitudine verso Dio per il nostro matrimonio, per la nostra vita, per i figli che sarebbero arrivati, per tutto. Tutto è un dono, e non abbiamo diritto a niente.

Mia madre diceva sempre qualcosa di simile. Il trucco per uno splendido matrimonio, diceva, è che ciascuno dei coniugi sia estremamente generoso con l’altro. Per questo, se una delle parti era incline alla lamentela, si sentiva immediatamente un’ingrata, si vergognava e perdonava la parte responsabile dell’offesa. Anche se la lamentela era giusta, veniva completamente eclissata dalla generosità dell’altro. Come faceva lei a lamentarsi per i calzini sporchi di lui lasciati a terra quando lui era stato alzato tutta la notte per prendersi cura dei bambini con la febbre la settimana prima?

C’è una frase nella Messa che mi colpisce ogni domenica, che mi riporta alla mente la gratitudine proprio mentre sto iniziando a dimenticarla. È quando il sacerdote dice: “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, renderti grazie sempre e in ogni luogo”. Colpisce perché è davvero semplice. So che è mio dovere ringraziare, ma è sorprendente pensare alla gratitudine come alla “fonte di salvezza”.

È la nostra salvezza? Dobbiamo essere grati? Posso riuscirci anch’io!

È quello che ho pensato l’altro giorno, quando mio marito, mio figlio ed io siamo rimasti coinvolti in un incidente automobilistico piuttosto serio. Il parabrezza si è rotto, c’era un forte odore di fumo e plastica bruciata e mi fischiavano le orecchie.

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