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“Amoris laetitia”, l’ultimatum di Burke a Francesco

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Il cardinale Raymond Leo Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, ha dato un ultimatum a Francesco: se il Pontefice non risponderà ai cinque «dubia» sull’esortazione «Amoris laetitia», procederà con una «correzione formale» del Papa appena passate le feste natalizie. 

Burke lo ha raccontato a «Lifesitenews», portale pro-life americano. Come si ricorderà i cinque «dubia» erano stati presentati al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal cardinale Burke e da altri quattro porporati – il curiale Walter Brandmüller e gli emeriti di Colonia e Bologna Joachim Meisner e Carlo Caffarra – il 19 settembre 2016, e meno di due mesi dopo il testo veniva reso pubblico sul web. 

Dei quattro cardinali era stato soltanto Burke ad aggiungere che, in mancanza di risposta a stretto giro di posta, ci sarebbe stata una «correzione formale». Lo ha affermato in interviste, anche se non si è compreso se gli altri tre co-firmatari sostengano allo stesso modo e con la stessa tempistica l’azione della «correzione formale».  

Il cardinale Burke continua a riferirsi all’istituto della «correzione formale» come se si trattasse di un istituto canonico consolidato e utilizzato: «È un antico istituto nella Chiesa, quello della correzione del Papa», ha detto. Anche se poi, suggerendo indirettamente un paragone con se stesso, cita come esempio il caso di san John Fisher in Inghilterra al tempo del re Enrico VIII: «fu l’unico vescovo che tenne viva la verità della fede, che difese Cristo e la sua Santa Chiesa». Molti però fanno notare come non si rintraccino nella storia della Chiesa «atti formali di correzione» intesi come un richiamo dottrinale. Completamente diverso è il caso di richieste di spiegazioni o anche la presentazione di rimostranze al Papa durante la discussione in concistoro non destinata a essere resa pubblica. 

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