Aleteia

I consigli di San Giovanni della Croce per la tranquillità dell’anima

Juan Pantoja de la Cruz- Public domain
Condividi
Commenta

Attraversare la Pasqua notturna per vedere la luce

San Giovanni della Croce sostiene che per andare incontro a Dio (o meglio, per lasciarsi trovare da Lui) abbiamo bisogno di “tranquillizzare la casa”, ovvero di ordinare la persona. I disordini interiori si manifestano in una sensazione di cecità, stanchezza, sporcizia o debolezza.

In una notte oscura,
con ansie, in amori infiammata,
– oh! felice ventura! –
uscii, né fui notata,
stando già la mia casa addormentata.

Al buio uscii e sicura,
per la segreta scala, mascherata
– oh felice ventura! –
al buio e ben celata,
stando già la mia casa addormentata.

Queste strofe dell’ascesa al monte ci introducono per percorrere la strada che San Giovanni della Croce ci invita a fare con lui, riconoscendo che la vita spirituale è questo: un cammino di ascesa in cui Dio ci aspetta per l’unione profonda con Lui. La montagna come luogo di rivelazione nella Sacra Scrittura, di manifestazione della teofania, di autorivelazione di Dio e di scoperta di tutta la nostra identità. Luogo in cui Dio parla con Elia, con Mosè; in cui Gesù si trasfigura davanti ai discepoli sul Tabor, da dove proclama le beatitudini, dove si ritira a pregare… L’immagine della montagna parla indubbiamente della manifestazione di Dio.

Vogliamo addentrarci nella dimensione che presuppone il fatto di svuotarsi di sé; non per rimanere nel nichilismo, nel vuoto senza senso, ma per riempirci della presenza e dell’amore di Dio. E per questo vogliamo soffermarci su Dio, totale pienezza che presuppone questo cammino di distacco, di spogliarci di noi per essere del tutto posseduti da Dio.

Il fatto di lasciare la casa in ordine, tranquilla, e per questo l’uomo che può uscire nella notte oscura per andare incontro a Dio che lo chiama con la forza dell’amore presuppone che ci siamo trovati nella prima notte dei sensi con gli appetiti disordinati, con le nostre tendenze fuori controllo, con la potenza interiore di tutte le capacità che abbiamo e di tutti i sensi non al proprio posto. Tutto il nostro organismo, la nostra sensibilità, il nostro modo di cogliere la realtà, le nostre passioni, le nostre sfrenatezze, i nostri disordini interiori vanno messi al proprio posto perché tormentano, stancano, accecano, sporcano e indeboliscono.

Ci sono cinque realtà dentro di noi quando non abbiamo ordine nella vita affettiva che ci mostrano che non possiamo andare avanti così, e Giovanni dice che tormentano, perché come una persona soffre se si stende sulle spine, soffre anche quando si stende sui suoi appetiti che pulsano. Possiamo scoprirlo in una cosa concreta: quando si mangia troppo, mentre lo si fa se ne gode e va tutto bene, ma le conseguenze arrivano dopo. O quando la sera si vede un film pieno di violenza o con un argomento troppo crudo, poi si fatica ad addormentarsi. Si finisce per essere come carichi negativamente in termini affettivi, ed è come se ci si stendesse sulle spine.

Cecità, stanchezza e sporcizia

Per poter andare incontro a Dio bisogna trovare gli spazi per riposare il cuore. Come succede al profeta sulla montagna dell’Oreb, quando sente la tormenta, i lampi e il terremoto, ma Dio sceglie la brezza dolce per manifestarsi. Quanto è importante trovare spazi in cui far riposare l’anima da ciò che la tormenta!

San Giovanni della Croce dice che ci sono stanchezza e sordità, siamo deboli. Quando l’anima è tormentata, con molto rumore interiore, perdiamo di vista ciò che dobbiamo fare. Per questo abbiamo bisogno di fermarci e di calmarci per chiarirci le idee. Ci sono momenti della vita in cui per poter prendere decisioni dobbiamo trovare spazi in cui rasserenare lo spirito e trovare tranquillità. E allora ciascuno di noi deve scoprire quali sono questi spazi, le persone o le circostanze in cui trovare chiarezza.

Pagine: 1 2

Questa storia ha come tag:
san giovanni della croce
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni