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Quali sono i tuoi migliori auspici per questo Natale?

Maria Grazia Montagnari-cc
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Quale desiderio può essere più grande che essere abbracciati con amore?

A mezzanotte, l’anno vecchio cede il passo all’anno nuovo scatenando abbracci stretti con l’augurio di salute, prosperità e felicità. Sento sempre i miei giovani figli e i loro amici dire a persone care e ad estranei mentre li abbracciano forte: “Ti auguro il meglio quest’anno, che tutti i tuoi sogni si realizzino”.

Comprendo la sincerità, l’entusiasmo e la speranza con cui esprimono i propri auspici. È tipico di un’età in cui si alimentano ideali di felicità senza considerare i limiti che imporrà loro la vita, proprio perché non li conoscono.

Per questo i loro desideri, pur essendo nobili, sono e saranno sempre desideri “a corto raggio”. Come quando per strada, al calar della sera, incrociamo qualcuno che ci augura di trascorrere una buona notte.

Lo sono proprio perché si riferiscono a beni dei quali non possiamo appropriarci con sicurezza, perché la salute, la prosperità e la felicità, tra le tante cose, si trovano sul piano del mutevole, di quello che oggi c’è e domani chissà, magari diventerà una prova penosa della vita.

Ai miei figli e ai loro amici manca il realismo che danno gli ostacoli che li faranno maturare per riconoscere che, se consideriamo questi desideri come la cosa migliore che ci possa accadere, allora la vita avrebbe solo piccoli sensi momentanei, positivi o meno (benessere, lavoro, piacere, amicizie, famiglia), in cui si dovrebbe escludere l’incontro con il dolore, perché questo non troverebbe spazio in un sano progetto di vita.

Non essendo possibile questo, è solo un’apparenza di felicità.

La cosa certa è che questa esperienza scompare quando ammettiamo che sia la gioia che il dolore acquistano il loro vero senso quando fanno parte di un ampio progetto per raggiungere il fine ultimo e vero dell’esistenza, un progetto che conta sulle coordinate della ragione e della fede per arrivare a quel porto il cui faro illuminerà finalmente la verità di tutto il nostro viaggio nella vita.

Che i giovani e i non tanto giovani arrivino a questo porto senza giri ampi e penosi è il mio massimo auspicio. Un desidero che nasce dalla mia esperienza difficile.

Sono cresciuta con un grande vuoto spirituale, che ho cercato di riempire con la ricerca frenetica di soddisfazioni sensibili trasformandole in un fine. C’era in me un bisogno insaziabile di sentire, assaporare e sperimentare emozioni e sensazioni nuove, possibilmente sempre più intense.

Spendevo soprattutto nella frenesia natalizia e di fine anno. Misuravo la mia felicità e l’amore di parenti e amici in base ai regali ricevuti.

Quando mi abbracciavano augurandomi il meglio, pensavo a mille successi e a esperienze tra cui la mitica crociera lussuosa in cui avrei conosciuto un giovane ricco che si sarebbe innamorato di me… Ero ben lungi dallo scoprire il mio vero essere, mentre mi affannavo a seguire i dettami della televisione, di Internet, del cinema e degli altri media, per riempire la vita di sensazioni, emozioni e sentimenti infondati, cercando di trovare in quel modo un senso per me stessa.

Correvo tanto per correre, senza una meta da raggiungere, fino a quando ho inciampato e mi sono fatta male. Solo così la mia vita ha assunto una direzione, perché ho capito che mille soddisfazioni non fanno necessariamente ottenere una felicità.

Poi l’esperienza dell’amore mi ha mostrato che perché la felicità sia reale ha bisogno sia della ragione che della fede.

Una mattina all’alba mi sono ritrovata a guardare i miei bambini che dormivano tranquilli. Nel mio amore intenso, in quei momenti ho desiderato il potere di proteggerli sempre da ogni rischio e pericolo, il che mi ha fatto provare l’esperienza di un’impotente provvidenza.

Quando la ragione mi ha fatto vedere che non era una cosa possibile, mi sono ritrovata a rivolgere una preghiera costante, intima e spontanea a Dio perché vegliasse sulla loro vita, che era poi la mia stessa vita. In quei momenti avevo la certezza di essere ascoltata.

E ho sentito una voce interiore che mi diceva: “Confidami i tuoi migliori auspici”.

Ho allora compreso senza alcun timore che la vita già nella sua forma d’amore, già nella sua forma di esistenza, è fuori dalla portata del nostro potere, e questo ci pone davanti al mistero del sovrumano. Un mistero la cui unica risposta è un Dio che è Padre provvidente e fonte di ogni amore, che ci accompagna e ci aspetta alla fine del cammino.

Quando qualcuno mi abbraccia e mi augura il meglio per l’anno che sta per iniziare restituisco l’auspicio e lo affido a Dio.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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