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Marsiglia: i cattolici, i musulmani e la “catena del bene”

© David Evers / Flickr CC
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Storie di convivenza tra cristiani e islamici. Viaggio nel quartiere più povero d’Europa, tra i fedeli legati da fiducia reciproca. Parlano suor Valeria Rubin e Narimane Deffas

di Cristina Uguccioni

«In tema di integrazione la Francia ha fallito. La politica assimilazionista, il cui obiettivo è trasformare ogni immigrato in un cittadino francese, non ha funzionato: ha prodotto ghetti miserabili nei quali le persone vivono come cittadini di serie B. Pretendere di imporre i propri valori come fossero assoluti e incontestabili, come se gli immigrati fossero privi di tradizioni culturali e religiose meritevoli di rispetto, è stato un errore enorme. I risultati di questa politica li sperimento quotidianamente».

Sono parole di suor Valeria Rubin, scalabriniana, 73 anni, animatrice dell’associazione Enfants d’Aujourd’hui, Monde de Demain (Bambini di oggi, mondo di domani) di Marsiglia, fondata nel 1987 dalla famiglia scalabriniana: «Il nostro Centro (sede dell’associazione) sorge nel 3° arrondissement della città, dove vivono migliaia di immigrati di prima, seconda e terza generazione, molti dei quali di fede islamica: è il quartiere più povero d’Europa. Rispetto alle banlieues di altre grandi città come Parigi o Lione, tuttavia, qui la tensione sociale – causata dall’elevata disoccupazione e dalla povertà diffusa – è molto minore. Ciò è dovuto alla presenza di una solida rete associativa che promuove e favorisce le relazioni, la comprensione e il rispetto reciproci, intervenendo con numerose iniziative a sostegno delle persone maggiormente in difficoltà. I rapporti tra i cristiani e musulmani, ad esempio, sono buoni. Certo non per merito dello stato, che dalla popolazione è percepito come assente».

Le iniziative del Centro

La quotidianità del Centro scalabriniano, racconta di vite accompagnate e accudite, riscattate dalla povertà e dall’esclusione; vite che costruiscono pazientemente il loro futuro in una rete di legami fraterni e di cura che mettono al riparo dalla disperazione. Ci sono famiglie che ricominciano a sperare potendo ricevere cibo e indumenti, consolazione e amicizia. Ci sono centinaia di adulti che seguono i corsi di alfabetizzazione e sono in grado di superare gli esami per ottenere il permesso di soggiorno. Ci sono bambini e ragazzi (oltre cento) che frequentano il doposcuola e riescono a completare con buoni risultati il ciclo di studi, e giovani che si ritrovano ogni settimana per riflettere insieme sui grandi temi della vita imparando a stare insieme e a sostenersi gli uni gli altri responsabilmente.

La giovane volontaria musulmana

Nel Centro scalabriniano lavorano attualmente 70 volontari: molti sono di fede islamica e in passato hanno a loro volta ricevuto assistenza dalle suore; alcuni siedono anche nel consiglio di amministrazione. Fra loro vi è Narimane Deffas (i cui genitori sono originari dell’Algeria), 23 anni, studentessa in procinto di ottenere il BTS Banque (diploma di consulente bancario addetto alla clientela), che racconta: «Da bambina, a scuola, incontrai molte difficoltà e i miei genitori decisero di portarmi al Centro scalabriniano: fui seguita molto scrupolosamente negli studi sino alla maturità. Adesso ogni sabato mattina lavoro al doposcuola: mi è stato affidato un gruppo di bambini di seconda elementare. Mi piace molto donare il mio tempo a questi piccoli; mi sembra giusto, normale, aiutare gli altri dopo aver ricevuto io stessa aiuto. Qui operano suore, sacerdoti, musulmani, cristiani, atei: lavoriamo tutti con il medesimo spirito di dedizione e in grande armonia». E riguardo alla convivenza fra cristiani e musulmani nel quartiere, dice: «generalmente è buona, le persone sono tolleranti e ci si sostiene vicendevolmente, anche se non mancano egoismi e indifferenza».

Una storia che si ripete

Suor Valeria risiede a Marsiglia da 32 anni e ha potuto assistere al mutamento della città: «Un tempo qui vivevano moltissimi italiani (soprattutto piemontesi), giunti in cerca di una vita migliore: patirono prevaricazioni e grandi umiliazioni. Erano fortemente discriminati, non riuscivano a trovare lavoro. Il razzismo nei loro confronti era palese. La storia si ripete oggi con gli immigrati che arrivano dall’Africa e dal Medio Oriente fuggendo da guerre e miseria: nulla, purtroppo, è cambiato».

I limiti della politica francese

Aggiunge Narimane: «La Francia a mio parere non sta perseguendo una politica capace di garantire una vita dignitosa agli immigrati. Io sono nata e cresciuta a Marsiglia, ho la nazionalità francese, eppure sono ancora considerata una straniera e quindi una persona, come posso dire, inferiore e pericolosa. Sono cosciente che per me trovare lavoro sarà molto arduo, sia perché scarseggiano le opportunità di impiego sia perché sono donna e magrebina».

Secondo suor Valeria, «lo stato si concentra su questioni non essenziali quali, ad esempio, l’abbigliamento delle donne musulmane, e non affronta i veri problemi degli immigrati, primo fra tutti quello della mancanza di lavoro. Una buona convivenza tra persone diverse per cultura e religione si fonda sulla conoscenza e sul rispetto reciproci, ma in questo paese non è mai stata promossa un’educazione seria sotto questo profilo. Nel nostro Centro i musulmani vengono volentieri perché hanno compreso che saranno rispettati e sanno che noi cattolici ci aspettiamo di ricevere il medesimo rispetto: è così che nasce la fiducia reciproca e le relazioni diventano limpide e feconde».

Le persone autenticamente religiose (di religioni differenti) che vivono insieme in pace possono offrire molto al mondo di oggi, osserva Narimane: «Possono testimoniare quali sono i valori autentici, e il denaro non è certo fra questi. Possono mostrare che è possibile agire insieme, accettando e valorizzando le rispettive differenze, per costruire un mondo migliore, con più uguaglianza e giustizia».

Dopo gli attentati

Gli attentati terroristici che hanno colpito la Francia – dall’attacco alla redazione di Charlie Hebdo nel gennaio 2015 sino all’assassinio di padre Jacques Hamel nel luglio di quest’anno – hanno lasciato una ferita profonda nella società francese e hanno provocato una serie di reazioni. «La diffidenza e il razzismo nei confronti dei musulmani, ad esempio, sono aumentati sensibilmente», racconta suor Valeria. «Da parte sua la Chiesa si è subito mobilitata avviando una riflessione pubblica che ha visto coinvolti vescovi, sacerdoti e imam che, insieme, oltre a condannare l’uso della violenza in nome di Dio, hanno sostenuto e incoraggiato la convivenza pacifica e operosa tra tutti i cittadini. I musulmani sono stati invitati alle celebrazioni eucaristiche e hanno partecipato in gran numero, anche qui a Marsiglia. È stato un gesto importante». Conclude Narimane: «Gli uomini che hanno compiuto quelle atrocità non sono musulmani, anche se si proclamano tali: non si ha il diritto di togliere la vita!».

 

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