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“Dio non dimentica nemmeno un briciolo della vita e dei bisogni di una persona”

“Ma neppure un capello del vostro capo perirà” (Lc 21, 18). Dio non dimentica nemmeno un briciolo della vita, dei bisogni, di una persona, di una situazione, di ogni cosa. Non cassa aspetti della realtà. Per l’uomo è un cammino, anche implicitamente, in Cristo conoscere sempre più la vita, la realtà, sempre più adeguatamente andarle incontro… Per questo può considerarsi un grande dono il cercare di cogliere le sfumature di comprensione di cui può rivelarsi portatore l’altro. Per esempio la diatriba tra dottrinali e pragmatici può avere in vario modo attraversato tutta la storia della spiritualità e della cultura.  

Il dottrinale può tendere a cercare una riflessione meditata e ben definita della realtà, scettico verso la minore riflessività, talora, del pragmatico. Il pragmatico preferisce vivere la vita ben guardandosi dagli eventuali schematici riduzionismi del dottrinale. In realtà entrambi gli aspetti sono importanti proprio se coniugati sempre più adeguatamente tra loro. Una vita sempre più profondamente vissuta tende a farsi cultura e la cultura può entrare sempre più profondamente in questo interscambio con la vita. Mi riferisco qui evidentemente in particolare alle varie guide, ai vari formatori, nella Chiesa. L’interscambio tra questi aspetti non ricade in qualche varia misura su un versante o sull’altro nella misura in cui è vissuto, per grazia, nel ponte dello Spirito. Si tratta dunque, per l’uomo, creatura finita, di un continuo cammino di approfondimento, di aggiustamento. In tal senso anche, per esempio, la tendenza detta apofatica, ossia del silenzio, del non sapere, trova il suo spazio in un sempre più equilibrato amalgama: l’intuizione sempre più profonda di venire portati in un mistero spirituale e umano infinito. Il mistero però non è una realtà inconoscibile ma una realtà nella quale la nostra vita può venire sempre più condotta. Lo spiritualismo, il razionalismo, il legalismo, possono tendere a schematizzare, a dimenticare aspetti della realtà vissuta. Il vario pragmatismo spesso insoddisfatto di queste astrazioni può preferire tuffarsi nella vita concreta. 

Ma se i suoi riferimenti culturali, pur da lui in varia misura misconosciuti, restano in fondo, per esempio, quelli sopra citati e/o non se ne sviluppano vissutamente, sempre più distintamente, di nuovi, il pragmatismo può rischiare in varia misura di restare ingabbiato in operatività riduttive. Che dimenticano, con una battuta, ben più di un capello. Il discernimento dunque matura nella vita, nella semplicità del cuore nella luce, cercando di tenere conto, gradualmente assetato, di ogni possibile stimolo ma non lasciandosi rinchiudere meccanicamente in esso. La stessa Parola si rivela sempre più accogliendola nel dono dello Spirito. La lettera uccide, lo Spirito vivifica, osserva San Paolo (2 Cor 3, 6). È il dono e la via di un continuo rinnovamento. Invece una crescita, in una guida, per esempio in qualche modo intellettualistica, una conversione meno profonda, possono indurre per esempio a cercare comode sicurezze, variamente a tavolino, nella cultura (talora anche settorializzata). La guida si può dunque strutturare in riduttivismi astratti, chiudendosi in varia misura al contatto con la realtà, nella semplicità, freschezza, del cuore. 

Nella Chiesa stiamo entrando in un sempre più profondo, rinnovato, interscambio tra cultura e vita. E papa Francesco mi pare stia aiutando profondamente in questa direzione. Maggiore è la separazione tra dottrina e vita tanto più può prevalere, nella guida, lo schema, la staticità, la burocrazia, il non saper, con tendenziale sapienza, rischiare, invece di un sempre nuovo, vivo, discernimento, di una più libera, meno ingessata, partecipativa, inclusività. Il movimento può diventare lentissimo ed un papa come Francesco può allora rivelarsi un dono del cielo che aiuta a sbloccare certe situazioni lasciando in qualche maggiore misura germogliare tanti semi di rinnovamento che sotto vari aspetti magari, talora, restavano soffocati in un terreno che poteva finire per non venire dissodato un po’ più a fondo. Si può vivere una strutturazione in varie cose anche stagna, come quelle di alcuni notabili religiosi del tempo di Gesù che continuamente gli ponevano questioni, domande e gli chiedevano segni secondo loro decisivi senza una minima, talora, disponibilità ad un reale dialogo. 

Dunque stiamo sempre più entrando, forse, in un tempo, nella Chiesa, in cui la fede, la cultura, si possono fare sempre più, rinnovatamente, vita e la vita può approfondire la fede, la cultura. Resta comunque, pur in tante cose potendosi lungo il cammino tendenzialmente attenuare, il riferimento dei due rischi cui mi riferivo sopra, il vario dottrinalismo e il vario pragmatismo. Un sapere intellettualistico, una fede meno incarnata, spiritualistica, legalistica, un fare pragmatico, possono in varia misura scindere l’umanità dell’uomo e spegnere, invece di accenderla sempre più, la sua sete della viva sapienza divina e umana di Cristo e in Cristo. 

Due ambiti, per esempio, possono in modo per molte guide sotto certi aspetti patente in qualche misura verificare, a mio parere, la profondità e l’equilibrio, tendenziali, dell’interscambio di cui tratto.  

Sul piano anche culturale l’attenzione sempre più sviluppata, vissuta, alla ricerca comune delle impostazioni fondamentali spirituali e umane del discernere. Quelle dunque che determinano la vita di una persona in ogni campo. E che invece possono venire non di rado considerate in varia misura persino come scontate. Al punto, talora, da apparire le uniche possibili e da non essere nemmeno abituati a riconoscerle più distintamente. Quando il rinnovamento inizia a farsi molto profondo si può talora invece osservare il graduale germogliare e poi approfondirsi di tendenziali aggiustamenti nelle impostazioni. Possono sempre più emergere in esse anche nuovi criteri. Può gradualmente svilupparsi, per grazia, la sete di una continua comune ricerca in tal senso. 

Sul piano anche del vissuto un ambito “cartina al tornasole” può rivelarsi quello della formazione, per esempio scolastica. Il tema di fondo, adeguatamente presentato in modo articolato in base alle situazioni anche complessive, della vita vissuta nelle identità liberamente scelte e nello scambio tra le persone dei vari orientamenti. Nemmeno un capello del vostro capo perirà. Può essere un dono di grazia cercare vissutamente di tenere sempre più in conto, in modo concretamente adeguato, di ogni aspetto della vita delle persone reali, nelle situazioni reali, etc.. Per esempio talvolta, in certe situazioni in particolare, non si può parlare subito di ogni cosa, di ogni aspetto, ma è meglio accompagnare, crescere insieme in modo consono. Talaltra qualche magari piccolo segno si potrebbe forse dare. In casi come questi citati ci si potrebbe avvedere che emergono ancora una volta, forse, in varia misura, i rischi di cui sopra. O in particolare uno dei due. Il vario dottrinalismo astratto dello spiritualismo, del razionalismo, del legalismo e/o il vario funzionalismo del pragmatismo. Il cuore divino e umano di Cristo, da cercare, per grazia sempre più è la chiave di ogni cosa. Maria forse lo ha detto con meravigliosa semplicità in diverse sue apparizioni degli ultimi secoli. Come a Fatima: “Il mio cuore immacolato trionferà”. 

Leggi il blog di don Centofanti  

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