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Usa, i vescovi: una giornata di preghiera per i migranti

Una giornata di preghiera e riflessione sui migranti e sui rifugiati, è quella promossa dai vescovi statunitensi per il prossimo 12 dicembre, festa della Madonna di Guadalupe. L’iniziativa è stata promossa dai vertici della Chiesa americana, cioè dal presidente dell’episcopato, cardinale Daniel Di Nardo, arcivescovo di Galvestone-Houston, e dal suo vice, l’arcivescovo di Los Angeles, José Gomez, messicano di origine, da tempo impegnato sui temi dei diritti dei migranti e delle comunità di «latinos» che ormai popolano in modo crescente sia le città che le chiese d’oltreoceano. La giornata di preghiera nasce dunque con l’intenzione di porre davanti «a un Dio misericordioso le speranze, le paure, e le esigenze di tutte quelle famiglie che sono venute negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore», in tal senso importanti pure le parole del cardinale Di Nardo che ha spiegato: «Con l’avvicinarsi del Natale e in particolare con la festa della Madonna di Guadalupe ci viene ricordato che il nostro Salvatore Gesù Cristo non è nato nel comfort della propria casa ma in una mangiatoia».  

Servizi di preghiera e messe speciali si terranno in molte diocesi in tutto il Paese, allo stesso modo, spiegano i vescovi Usa, la Chiesa cattolica continua ad accompagnare i migranti e rifugiati che cercano di provvedere ai bisogni fondamentali delle loro famiglie. Per questo i cattolici di tutto il Paese sono invitati, se impossibilitati a prendere parte alle varie celebrazioni, a offrire comunque le loro preghiere ai migranti ovunque si trovino; per questo, fra l’altro, è stato predisposto online anche un rosario dal titolo: «Unità nella diversità» che comprende le preghiere per i migranti e i rifugiati. «Molte famiglie si chiedono quale impatto potrebbero avere le modifiche alla politica sull’immigrazione – ha detto a sua volta l’arcivescovo Gomez di Los Angeles, vicepresidente della Conferenza episcopale Usa – vogliamo che sappiano che la Chiesa è con loro, prega per loro e sta monitorando attivamente la situazione e gli sviluppi a livello diocesano, statale e nazionale, per fare azione efficace di advocacy a nome loro».  

D’altro canto la questione migranti è tornata prepotentemente d’attualità in queste settimane all’indomani dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Nelle comunità di immigrati negli Stati Uniti si erano diffusi timori e allarmi per le possibili conseguenze di un inasprimento delle politiche anti-migranti. In questo clima, nei giorni successivi al voto, il vescovo di El Paso monsignor Mark Joseph Seitz (la città di confine che in Messico si chiama Ciudad Juarez, visitata dal Papa lo scorso febbraio), aveva diffuso un messaggio di vicinanza e attenzione: «Faremo tutto quanto è in nostro potere per garantire che le vostre voci siano ascoltate, che siate protetti e che questa nazione mantenga i suoi ideali fondamentali»; «Come cattolici – aggiungeva – abbiamo un’etica coerente. Noi crediamo che tutti, indipendentemente dalla loro fase della vita, dalla nazione di origine, dalla condizione economica o dalla disabilità, meritano l’amore, il rispetto e la cura». Si tratta di un impegno, spiegava, che coinvolge l’intera Chiesa statunitense.  

Delle paure dei latinos aveva parlato anche l’arcivescovo di Los Angeles Gomez, il quale in particolare sottolineava come gli Stati Unti avrebbero dovuto trovare una soluzione degna della loro storia per risolvere il problema dei migranti, una soluzione che i politici avrebbero già da tempo potuto individuare. 

Nel frattempo l’impegno delle organizzazioni cattoliche prosegue anche in Europa. A Bruxelles si è svolto il decimo forum europeo sui diritti del fanciullo. Da lì è partito un appello firmato da 78 organizzazioni – fra le quali Caritas e Jesuit refugee service (Jrs) Europe – della società civile affinché ai minori non accompagnati che arrivano come profughi sulle coste del «vecchio continente», venga riconosciuto immediatamente il diritto d’asilo. Si propone anzi alle istituzioni europee e ai singoli paesi membri dell’Unione, che per i minori venga stabilita una sorta di corsia preferenziale proprio in virtù della loro particolare condizione. Secondo le organizzazioni firmatarie infatti, troppo poco è stato fatto in Europa per affrontare le esigenze e le vulnerabilità dei bambini migranti. «Molti di questi bambini – afferma il Centro Astalli del Jrs – cresceranno e saranno i futuri cittadini dell’Unione europea. Dovrebbero essere considerati prima di tutto bambini, a prescindere dal loro status giuridico. Bisogna investire per consentire loro di realizzare appieno il proprio potenziale, come protagonisti delle comunità che li deve accogliere e proteggere». 

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