Famiglia

10 luoghi comuni sul matrimonio cattolico…

...commentati con brio

Ispirati dal blog di padre Ugo Quinzi abbiamo voluto dare una nostra versione di questo vademecum molto utile quando vi dovesse venire un dubbio sul matrimonio o avete l’amico so-tutto-io, magari non credente, che vi spiega come essere cattolici. Divertitevi, le nozze sono una festa.

1. Per sposarsi in Chiesa bisogna essere cresimati

Falso. Per poter ricevere la Cresima è necessario essere in grazia di Dio. Diversamente si compie un sacrilegio. Ora per due battezzati le relazioni sessuali prima del matrimonio sacramento sono un peccato, perché davanti a Dio non si è ancora marito e moglie. Quindi la Chiesa accetta la promessa dei coniugi per cui una volta sposati si richiederà di essere cresimati. Quindi ora tutti a seguire il corso di preparazione per tutti e due i sacramenti…

2. La sposa e lo sposo devono scegliere due testimoni ciascuno, battezzati e cresimati

Inesatto. Monsignor Virginio La Rosa, direttore dell’Ufficio matrimoniale del vicariato di Roma dice che «Bisognerebbe distinguere le “norme” per i testimoni tra il matrimonio concordatario e il matrimonio canonico. Nel primo caso oltre alla condizione della maggiore età, possono fare da testimoni anche dei non credenti. Per il matrimonio canonico invece i criteri per la scelta dei testimoni devono gli stessi seguiti negli altri sacramenti e cioè cresima e battesimo. Dunque i testimoni devono essere credenti e aver contratto i sacramenti». Questo perché in quello concordatario, il più frequente ovviamente perché ha effetti civili, il ruolo del testimone è giuridico. Certo se ve li trovate anche credente è meglio, no?

3. La presenza del prete è indispensabile

Falso. I “ministri” del matrimonio sono gli sposi. Quindi da sempre il prete o il vescovo serve solo a raccogliere questo consenso pubblicamente. Potrebbe farlo anche un laico e sarebbe comunque un matrimonio religioso. Non vi state a preoccupare, voi in Cristo siete il centro

4. Un cattolico può sposarsi con chiunque senza problemi

Falso. O comunque molto impreciso. Il principio di partenza è che per la parte battezzata il matrimonio avrà sempre valore di sacramento.

Ciò chiarito, il matrimonio tra cattolici e persone appartenenti a chiese e comunità cristiane non cattoliche è relativamente poco problematico, soprattutto se anch’esse riconoscono il matrimonio come sacramento.

Più complesso il discorso del matrimonio tra una parte cattolica e una parte non cristiana. A questa seconda viene chiesto prima della celebrazione di sottoscrivere una dichiarazione nella quale si impegna a non ostacolare la fede e la pratica del partner cattolico e a permettere che gli eventuali figli vengano battezzati ed educati nella fede cristiana.

Purtroppo l’esperienza ha dimostrato che in molti casi l’impegno non è stato rispettato e la parte cattolica è stata soccombente. In particolar modo ciò accade nel matrimonio tra una donna cattolica e un uomo musulmano (vi consigliamo di approfondire QUI). Per i gravi problemi che sono derivati da questo tipo di unione le diocesi italiane non solo la sconsigliano ma addirittura la vietano.

Poi c’è la questione minorenni. Di per sé “l’età canonica” minima per sposarsi in Chiesa è di 16 anni per gli uomini e di 14 per le donne (cfr Codice di Diritto Canonico, can 1083). Per quanto il Decreto Generale sul Matrimonio Canonico (1990) stabilisca norme severe per concedere la celebrazione del matrimonio ad una persona di età minore di 18 anni, non sarebbe impossibile che un quarantenne sposi una quattordicenne. Insomma avete deciso di complicarvi la vita eh?

5. Il matrimonio viene annullato in Vaticano dalla Sacra Rota

Falso. I Sacramenti sono segni divini, nessuna autorità umana può rompere questo vincolo. Quello di cui in realtà stiamo parlando è la “verifica della nullità” vale a dire che in quel momento, quando ci si è scambiati il consenso durante le nozze ci fossero tutti gli elementi perché fosse valido. È un procedimento “investigativo”. Se così fosse è come se il sacramento non fosse mai stato celebrato.

Sono contemplati comunque due soli casi nei quali un matrimonio legittimo può essere sciolto: il caso di matrimonio rato e non consumato (un matrimonio non “perfezionato” dall’atto unitivo dei coniugi non è ancora “sacramento” a tutti gli effetti e il Papa può scioglierlo per il cosiddetto privilegio petrino) e nel caso del favor fidei (cioè del favore della fede: uno dei coniugi, sposati prima di essere battezzati, si converte al cristianesimo e l’altro non accetta la coabitazione o provoca gravi offese alla fede; in questo caso il matrimonio si scioglie per privilegio paolino).

In pratica il matrimonio è valido quando: “Il matrimonio è uno, si possono unire in matrimonio soltanto un uomo e una donna ed è impossibile una nuova unione matrimoniale durante la vita dei due coniugi”. “Il matrimonio è anche indissolubile”, ha aggiunto. “Così è stato insegnato da Gesù e abbiamo nei Vangeli numerose testimonianze di questo insegnamento. La lettera agli Efesini ci ha spiegato che il matrimonio sacramentale non si può sciogliere perché è immagine ed espressione dell’amore di Cristo per la sua Chiesa… Il matrimonio deve essere anche aperto alla trasmissione della vita”.

6. Il matrimonio è nullo solo per impotenza

Falso. Le ragioni che portano a riconoscere un matrimonio come nullo sono molteplici. L’impotenza è solo una di esse.

Ma si devono tenere in considerazione anche altre cause di nullità del matrimonio sacramento (spero di ricordarle tutte):

  • l’insufficiente uso di ragione (la persona che si sposa in queste condizioni non è in grado di capire esattamente cosa sta facendo, per esempio essendo sotto effetto di psicofarmaci e di sostanze stupefacenti). Quindi il matrimonio da ubriaco a Las Vegas non vale…
  • il difetto di discrezione di giudizio (al momento del matrimonio il partner non era in grado di comprendere tutte le responsabilità derivanti dal matrimonio);
  • le cause di natura psichica (la salute mentale è importante in una coppia: persino l’alcolismo cronico e la tossicodipendenza sono motivi di nullità);
  • l’ignoranza circa la natura del matrimonio (raro al giorno d’oggi, ma chi è certo di sapere tutto quello che significa il matrimonio per la Chiesa Cattolica?);
  • l’errore (capita di essere convinti di sposare una persona e sorpresa!… si rivela essere un’altra!);
  • il dolo (un partner fa credere all’altro di essere ciò che non è, o nasconde qualcosa della sua vita che se l’altro lo venisse a conoscere non lo sposerebbe mai e poi mai: l’avete mai visto The Truman Show?);
  • la simulazione (una persona si sposa per far contento il partner, ma in fondo non crede minimamente in quello che sta facendo: per esempio non crede nell’indissolubilità del matrimonio, non desidera avere figli, non crede nella fedeltà coniugale – e magari ha già l’amante -, non crede che il matrimonio sia sacramento. Ma dove l’avete pigliato?);
  • la condizione (un partner condiziona il matrimonio al verificarsi di un fatto o al successo di un accordo);
  • il timore (ovviamente non è valido un matrimonio celebrato sotto minaccia, per violenza e senza libertà o comunque generando una grande paura per il futuro e per la propria persona);
  • la forma canonica (se non ci sono i testimoni giusti e il delegato giusto a ricevere il consenso e se le parole da dire non sono quelle giuste, il matrimonio non è valido).

Questo chiaramente mette in luce tre cose: quanto sia importante per la Chiesa la vostra consapevolezza nell’accedere al sacramento, quanto ami la vostra libertà e quanto sia difficile comprendere la pienezza del matrimonio, per questo chissà quanti sono i matrimoni che non hanno davvero queste caratteristiche…

7. Non si può dichiarare nullo un matrimonio in presenza di figli

Falso. Il matrimonio è nullo indipendentemente se nel suo corso siano nati (o meno) figli. Se non hai capito rileggi con attenzione il numero 6.

8. La Chiesa non ammette la separazione

Falso. La separazione dei coniugi, come cessazione della coabitazione o anche come istituto giuridico civile, è un fatto eccezionale e certamente non auspicabile. Esistono tuttavia alcuni casi nei quali occorre non solo ammetterla ma anche consigliarla: quando per esempio uno dei due coniugi è violento con l’altro o sottraendosi alle proprie responsabilità mette a repentaglio la serenità economica della famiglia, oppure c’è timore per l’incolumità dei figli, oppure per abuso di alcol o uso di stupefacenti la convivenza non sarebbe rispettosa della dignità dei familiari.

Il coniuge problematico dovrà essere aiutato a trovare soluzioni idonee affinché siano rimosse le cause che lo tengono lontano dalla famiglia. La separazione (non il divorzio) esiste da diversi secoli nel diritto canonico…

9. Le persone divorziate non possono fare la comunione

Falso. Bisogna fare molte distinzioni e sicuramente non è facile affrontare qui tutti i singoli casi. Il consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un buon prete, teologicamente preparato e paziente nell’ascoltare in modo completo e non preconcetto la vita a volte sofferta di una persona.

Chiaramente nella rottura di un rapporto è difficile tracciare in modo netto le responsabilità di ciascuno, ma appare anche evidente che due persone adulte cercheranno sempre di trovare una soluzione coerente per i loro problemi. Chi causa il divorzio colpevolmente si pone da sé fuori della comunione della Chiesa e ne subisce le conseguenze.

In linea di principio possiamo però dire che il coniuge che ha subito ingiustamente e senza colpa il divorzio civile non è escluso dai sacramenti, come non è escluso – in linea generale – chi pur divorziato ha deciso di non sposarsi di nuovo.

Esistono poi persone che sanno in coscienza che il loro primo matrimonio era nullo per qualcuna delle cause sopra ricordate. Tuttavia non sono in grado di dimostrarlo davanti ad un tribunale ecclesiastico (che non giudica casi in coscienza ma fatti pubblici) e quindi risulta impossibile dichiarare nullo quel primo matrimonio che come sacramento gode del favore del diritto. Tali persone, in accordo con il proprio Parroco e dopo averne discusso con lui, potranno accostarsi ai sacramenti.

10. Il matrimonio è per sempre

Falso. La morte di uno dei due coniugi pone fine al sacramento. La natura stessa del matrimonio prevede una comunione di vita, un mutuo aiuto, il progetto della famiglia, cose tutte possibili solo tra persone viventi.

Quando il Signore chiama a sé uno dei due sposi si avverte forte il dolore della separazione e in molti casi perdura quel senso di appartenenza affettiva che si avvertiva fin dall’inizio del rapporto. Chi ci ha amato continua a farlo anche in Paradiso e dal Paradiso ci aiuta e ci sostiene con la preghiera e l’intercessione. Il ricordo dei momenti belli trascorsi insieme si fa struggente, ma ci sostiene e ci conforta nel cammino della vita.

Lungo il sentiero a chi resta con dolore e nostalgia non rimane altro da fare che riconoscere che nessuno di noi si appartiene completamente e che da Dio abbiamo ricevuto il dono della vita e delle persone che sono al nostro fianco. Come ciascuno di noi anch’esse appartengono a Dio, non sono nostre, e a Dio dobbiamo affidarle. Chiedendo a lui di poterle riabbracciare un giorno, laggiù, dove terra e cielo si confondono.

Hai ancora bisogno di un ripassino? Leggi questo.

rodrigo

Lucandrea Massaro

Giornalista professionista (2010), laurea magistrale in Scienze delle Religioni (2009). Ha collaborato con la divisione radiofonia della Rai e con alcune testate del mondo del lavoro.  Co Editor e social media manager di Aleteia.
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