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Il senso di colpa è positivo!

È l'equivalente spirituale del dolore fisico: ci dice quando qualcosa non va

Mentre crescevo ho guardato fin troppo la serie Comedy Central, imparando due lezioni: 1) non devi essere particolarmente divertente per arrivare in televisione, e 2) una quantità impressionante di cabarettisti è costituita da cattolici non più praticanti. E una quantità impressionante di quei cattolici scherza sul proprio “senso di colpa cattolico”. Uno dei bersagli preferiti è la regola del “niente carne il venerdì”, con battute del tipo “Non prego e non rispetto più alcun comandamento, ma sono ancora terrorizzato dal fatto di mangiarmi un hot dog alla fine della settimana”. Questo senso di colpa viene dipinto come una macina intorno al collo di persone altrimenti tranquille, una catena attaccata alle caviglie del fedele da chierici sinistri propensi al controllo assoluto sulla vita delle persone.

Con tutto il rispetto per i vari George Carlin e Dennis Miller, dico che non è così. Il senso di colpa non è una punizione, ma un dono di Dio. Lungi dall’essere un ostacolo psicologico imposto da parenti e chierici prepotenti, è il campanello d’allarme suonato dalla coscienza che ci dice quando abbiamo violato la legge naturale e perdiamo la sincronia con l’ordine divino delle cose.

Per usare un’analogia medica, il senso di colpa è l’equivalente spirituale del dolore fisico: ci dice quando qualcosa non va. Se ci fa male qualcosa, il dolore ci fa capire che è richiesta la nostra attenzione su una certa zona del nostro corpo. Allo stesso modo, il senso di colpa ci informa che dobbiamo concentrarci su una particolare zona dell’anima – la nostra fede, la nostra speranza o la nostra carità possono essersi indebolite. Possiamo aver detto una parola sgarbata o aver commesso un atto imprudente, e quel senso di affondamento è la sensazione della ferita che abbiamo inflitto alla nostra anima. Ed è qualcosa che dovremmo voler sapere!

Il senso di colpa non è uno strumento infallibile. La persona scrupolosa è fin troppo sensibile nei confronti del senso di colpa, e penso che sia a queste persone che si riferiscano i cabarettisti parlando del “senso di colpa cattolico”. Le persone scrupolose, però, sono l’eccezione, non la regola. Potremmo forse dire che sono una sorta di ipocondriache spirituali, costantemente preoccupate di ogni piccolo dolore, certe che nella migliore delle ipotesi si tratti di un segno di una malattia debilitante e straziante che incombe su di loro. Le persone scrupolose non ci offrono un’immagine del senso di colpa migliore di quella che gli ipocondriaci offrono della medicina.

All’altro estremo ci sono persone la cui coscienza è diventata così anestetizzata nei confronti del senso di colpa che non considerano affatto le conseguenze spirituali delle proprie azioni. Scivolano sempre più nel comportamento peccaminoso, dalle piccole cose a quelle più importanti, senza notare le ferite e i lividi che stanno accumulando e che potrebbero portare a un’infezione mortale. Il loro senso di colpa atrofizzato non è più capace di avvertirle del male che provocano a se stesse.

Queste aberrazioni hanno infangato la reputazione del senso di colpa e hanno già fatto troppi danni. Piuttosto che rifiutare il nostro senso di colpa per via degli eccessi di alcuni, dobbiamo formare bene la nostra coscienza e abbracciare il senso di colpa come il dono dell’autocoscienza che è in realtà.

Fare attenzione agli avvertimenti del nostro senso di colpa fa la differenza per la salute della nostra anima, e non è uno scherzo.

 

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Nicholas Senz

è un marito e padre che cerca ogni giorno di mettere in pratica Galati 2, 20: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. È responsabile dell'Educazione Religiosa della chiesa cattolica di Nostra Signora del Monte Carmelo di Mill Valley (California, Stati Uniti), caporedattore di Catholic Stand e catechista. Si è laureato in Filosofia e Teologia presso la Dominican School of Philosophy and Theology di Berkeley (California).

Le sue opere sono apparse su Catholic Exchange, Catholic Lane, Crisis Magazine, Homiletic and Pastoral Review e sul suo blog, Two Old Books. Ama la fantascienza e Tolkien, ed è un grande consumatore di serie poliziesche e popcorn, in genere in contemporanea.

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