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Papa Francesco: riconoscere le resistenze alla grazia. No al gattopardismo spirituale

Così il pontefice durante l'omelia odierna a Santa Marta

Papa Francesco: riconoscere le resistenze alla grazia. No al gattopardismo spirituale

© Antoine Mekary / ALETEIA

“La tua grazia vinca le resistenze del peccato”. Da questa preghiera proposta dall’odierna Colletta parte l’omelia del Papa che si concentra sulle resistenze ad andare avanti, che sempre ci sono nella vita cristiana. Papa Francesco distingue diversi tipi di resistenze. Ci sono le “resistenze aperte, che nascono dalla buona volontà” come quella di Saulo che resisteva alla grazia ma “era convinto di fare la volontà di Dio”. E’ Gesù stesso a dirgli di fermarsi e Saulo si converte. “Le resistenze aperte sono sane”, nel senso che “sono aperte alla grazia per convertirsi”. Tutti infatti siamo peccatori.

Per il Papa invece “le resistenze nascoste” sono le più pericolose perché sono quelle che non si fanno vedere. “Ognuno di noi ha il proprio stile di resistenza nascosta alla grazia”. Bisogna però trovarlo “e metterlo davanti al Signore, affinché lui ci purifichi”. E’ la resistenza di cui Stefano accusava i Dottori della Legge: resistere allo Spirito Santo mentre volevano apparire come se stessero cercando la gloria di Dio. Dire questo a Stefano costò la vita:

“Queste resistenze nascoste, che tutti abbiamo, di che natura sono? Sempre vengono per fermare un processo di conversione. Sempre! E’ fermare, non è lottare contro. No, no! E’ stare fermo; sorridere, forse: ma tu non passi. Resistere passivamente, nascostamente. Quando c’è un processo di cambiamento in una istituzione, in una famiglia, io sento dire: ‘Ma, ci sono resistenze lì’… Ma grazie a Dio! Se non ci fossero, la cosa non sarebbe di Dio. Quando ci sono queste resistenze è il diavolo che le semina lì, perché il Signore non vada avanti”.

Francesco parla quindi di tre tipi di resistenze nascoste. C’è la resistenza delle “parole vuote”. Per farla comprendere Francesco si rifà al Vangelo odierno quando Gesù dice che non chiunque dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli. Come nella Parabola dei due figli che il Padre invia alla vigna: uno dice “no” e poi va, mentre l’altro dice “sì” e poi non va:

“Dire di sì, tutto sì, molto diplomaticamente; ma è ‘no, no, no’. Tante parole: ‘Sì, sì, sì; cambieremo tutto! Si!’, per non cambiare nulla, no? Lì c’è il gattopardismo spirituale: quelli che tutto sì, ma che è tutto no. E’ la resistenza delle parole vuote”.

Poi c’è la resistenza “delle parole giustificatorie”, e cioè quando una persona si giustifica continuamente, “sempre c’è una ragione da opporre”: “No, quello l’ho fatto per quello”. Quando ci sono tante giustificazioni, “non è il buon odore di Dio”, dice il Papa, ma “c’è il brutto odore del diavolo”. “Il cristiano non ha bisogno di giustificarsi”, chiarisce Francesco. “E’ stato giustificato dalla Parola di Dio”. Si tratta dunque di resistenza delle parole “che cercano di giustificare la mia posizione per non seguire quello che il Signore mi indica”, spiega il Papa.

E poi c’è la resistenza “delle parole accusatorie”: quando si accusano gli altri per non guardare se stessi, non si ha bisogno di conversione e così si resiste alla grazia come mette in evidenza la Parabola del fariseo e del pubblicano.

Le resistenze dunque non sono solo quelle grandi resistenze storiche come la linea Maginot o altre, ma quelle che “ci sono dentro il nostro cuore e tutti i giorni!”. La resistenza alla grazia è un buon segno “perché ci indica che il Signore sta lavorando in noi”. Dobbiamo quindi “far cadere le resistenze, perché la grazia vada avanti”. La resistenza infatti cerca sempre di nascondersi nelle formalità delle parole vuote, delle parole giustificatorie, delle parole accusatorie e tante altre, cerca di “non lasciarsi portare avanti dal Signore” perché “sempre c’è una croce”. “Dove c’è il Signore – piccola o grande – ci sarà una croce. E’ la resistenza alla Croce, la resistenza al Signore che ci porta alla redenzione”,  spiega il Papa. Quindi, quando ci sono delle resistenze non bisogna avere paura ma chiedere aiuto al Signore riconoscendosi peccatori:

“Io vi dirò di non avere paura quando ognuno di voi,  ognuno di noi, trova che nel suo cuore ci sono resistenze. Ma dirlo chiaramente al Signore: ‘Guarda, Signore, io cerco di coprire questo, di fare questo per non lasciare entrare la tua parola’. E dire questa parola tanto bella, no? “Signore, con grande forza, soccorrimi. La tua grazia vinca le resistenze del peccato”. Le resistenze sono sempre un frutto del peccato originale che noi portiamo. E’ brutto avere resistenze? No, è bello! Il brutto è prenderla come difesa dalla grazia del Signore. Avere resistenze è normale; è dire ‘Sono peccatore, aiutami Signore!’. Prepariamoci con questa riflessione al prossimo Natale”.

 

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