Stile di vita

5 eroi ‘nascosti’ che ho conosciuto nella mia vita

Dobbiamo diventare dei modelli l'uno per l'altro. Proprio come questi "eroi della vita di ogni giorno" che ho incontrato nel corso degli anni

La società moderna ha, da sempre, difficoltà a trovare degli eroi. Invece di rivolgerci ai santi, come nel passato, ci rivolgiamo alle celebrità (che spesso non sono degli eroi) o ai supereroi (che spesso non sono reali).

Dove possiamo trovare degli eroi per noi e per la prossima generazione? In una società quasi senza eroismo, non possiamo tirare a caso.

Mi è piaciuto il suggerimento di Wendy Shalit: l’autrice de A Return to Modesty sostiene che “dobbiamo tutti, in qualche modo, essere degli eroi gli uni con gli altri”.

Tutti cercano dei punti di riferimento. Ma Shalit ci ricorda che se vogliamo degli eroi, per gli adulti e per i bambini, dobbiamo noi stessi diventare dei modelli per gli altri.

Il problema è che è difficile definire nettamente il concetto di eroe, e ancor di più quello di “eroe ordinario“. Ma vorrei condividere con voi alcuni esempi degli eroi “nascosti” che ho conosciuto nella mia vita.

1. Ricordo un ragazzo, ai tempi del liceo, che andava in giro con una sedie a rotelle elettrica, perché soffriva di una condizione medica debilitante. Non solo veniva a scuola regolarmente, ma provava in ogni modo ad aiutare il prossimo. Dal sorriso sempre stampato sul volto, ogni volta che incontrava qualcuno lo salutava chiamandolo per nome. Non so come abbia potuto memorizzare i nomi di tutti i 1100 studenti, sicuramente aveva una memoria migliore della mia. Dopo qualche anno siamo entrati entrambi nel Consiglio studentesco. Lui era il presidente. Negli anni i ricordi che avevo di lui si sono sfocati, pian piano. Un po’ di mesi fa qualcuno ha condiviso un video su una conferenza relativa alla nuova legge del Canada sull’eutanasia; l’oratore si concentrò sugli aspetti negativi di questa legge nei confronti dei disabili… e lo riconobbi! Era lui, il ragazzo del liceo.

Per me è un eroe, perché ha superato delle gravi difficoltà per aiutare il prossimo. E continua tuttora a farlo.


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2. All’università fui membro del club cattolico universitario. Durante la “settimana della fede” organizzammo un dibattito su omosessualità e religione. Mi offrii volontario per presentare la posizione cattolica, in cui l’amore per la persona è accompagnato dall’esortazione alla conversione per chi è attivamente coinvolto in pratiche omosessuali. Uno degli studenti più grandi (nonché uno dei più silenziosi) del club cattolico, che stava facendo il dottorato, mi prese da parte e mi rivelò di non provare alcuna attrazione sessuale nei confronti delle donne, decidendo invece di vivere una vita cristiana da single all’insegna della castità.

Per me lui fu un eroe, perché decise di vivere la castità come suggerito dalla Chiesa, senza però andarlo a sbandierare ai quattro venti. Non stava dedicando la sua vita alla Chiesa, anzi; lavorava continuamente alla realizzazione del primo dizionario di una lingua nativa, in modo da fornire ai nativi canadesi uno strumento per preservare la propria lingua e cultura.

3. Ricordo una coppia, che conobbi quando ho lavorato in Ohio, che per me furono degli eroi. Dopo aver avuto quattro figli, decisero di adottare altri tre bambini. Non cercarono dei bambini ‘senza problemi’, ma adottarono invece proprio coloro che si trovavano più di tutti nel bisogno. Adesso hanno una sessantina d’anni, il figlio più piccolo è appena entrato nella fase dell’adolescenza.

Per me sono degli eroi, perché hanno continuato ad essere generosi, come genitori, anche quando la loro fertilità naturale giunse a termine.


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5. Al liceo conobbi anche una ragazza alta 1,60 m ma che avrebbe potuto persino picchiarmi, dato che era molto preparata nelle arti marziali. L’ho giudicata per mesi. La vedevo sempre col suo ragazzo, erano sempre insieme. Pian piano iniziò a mostrare i tipici segnali di una gravidanza. Pensai “almeno non abortisse!”. Più tardi scoprii che durante un torneo di arti marziali fu stuprata da uno di quei maschi (chiamarli ‘uomini’ mi sembra eccessivo). Decise di tenere il bambino e di darlo in adozione.

Penso che rifiuterebbe categoricamente l’idea di essere chiamata un’eroina, perché avrebbe voluto avere la possibilità di tenere il bambino con sé, ma io la considero una persona piena di eroismo.


Se vogliamo costruire una società fatta di virtù, una società cristiana, è necessario avere una società in cui ci siano degli eroi che mostrano col proprio esempio ciò che siamo chiamati ad essere. In questo esatto momento storico stiamo vivendo in una società senza punti di riferimento, e l’unico modo per vedere degli eroi in giro è diventare uno di loro.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]