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Papa Francesco, Cuba e Fidel

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Gianni Minà ha realizzato un lungo documentario sulla visita di Francesco sull'isola della Rivoluzione permanente. Qui un breve estratto.

In attesa che la Rai mandi in onda l’integrale di questa lunga fatica di Gianni Minà, i giornalista ha presentato presso i Missionari della Consolata di Torino il suo documentario sul viaggio del Papa a Cuba con le ultime parole di Castro.

Avvenire ha raccolto alcuni commenti di Minà che è stato l’ultimo intervistatore occidentale che ha potuto fare una intervista al Lìder.

«Fidel, tu sei ancora ateo?». «Io sono quello che sono stato. Ma non sono mai stato nemico della religione, ho sempre accettato i credenti, ma sarei un disonesto se dicessi che sono credente. Ho scelto un’altra etica: siamo troppo piccoli per sentirci superiori agli altri. Ecco perché sono felice di essere come sono».
È una delle tante chicche contenute nel documentario Papa Francesco, Cuba e Fidel – La storica visita di un pontefice venuto da Sud che il giornalista, che conosceva personalmente Castro dal 1969, ha presentato pochi giorni fa a Torino presso la Rivista Missioni Consolata con cui collabora («mi sento vicino alla loro missione») spiega il giornalista.

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Molti i contributi della diplomazia vaticana al riavvicinarsi tra Cuba e Stati Uniti e nel tempo le progressive aperture alla Chiesa da parte del Regime.

Gianni Minà ha seguito per 4 giorni il Papa nella sua visita con una troupe cubana. «Ho avuto questo privilegio, il fascino della persona è incredibile – ci spiega –. Volevo capire da dove nascesse la capacità di fare finalmente dialogare due paesi come Stati Uniti e Cuba. Il ruolo di un papa sudamericano è stato fondamentale, un Papa che tuona contro la miseria e la guerra». Per il giornalista è stato commovente il momento dell’incontro fra l’energico Bergoglio vestito di bianco e il fragile Fidel in tuta blu. «Franceso è andato a trovare privatamente Fidel, con grande semplicità, accompagnato solo da un monsignore – aggiunge Minà –. Due uomini anziani e forti, uniti dal desiderio di ridare una vita migliore e dignità a Cuba. Non dimenticherò mai, dopo un’ora di colloquio dove avevano parlato anche della formazione di Castro dai gesuiti, quando salutandolo il Papa ha preso la mano di Fidel e gli ha detto: “Ehi, prima o poi regalamelo un Padre Nostro”. E Castro gli ha risposto: “Lo farò”».

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