Spiritualità

L'”Eccomi” di Maria per vivere pienamente il tempo dell’Avvento

Don Luigi Maria Epicoco ci accompagna con le sue riflessioni alla festa dell’Immacolata

La domenica appena trascorsa ci ha introdotti nel tempo dell’Avvento, un periodo speciale di preparazione al rinnovarsi del mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio fattosi uomo nel grembo di Maria. Don Luigi Maria Epicoco nel libro “L’Immacolata perfezione. Sentieri di preparazione alla festa dell’Immacolata” (Tau editrice) scrive che Maria è «la modalità che Dio ha scelto per assomigliare a noi». Il testo raccoglie alcune meditazioni, nate come catechesi per universitari, sulla Vergine Maria, riflessioni preziose per prepararsi alla festa dell’Immacolata. Attraverso le pagine del Vangelo l’autore compie un viaggio nella bellezza della Madre di Cristo, ci fa immergere nel Suo mistero perché…

«nell’umanità di Maria si condensano tutti gli ingredienti della Salvezza. Il Vecchio e il Nuovo si incrociano nel cuore di questa donna. Nella sua storia, tutta la storia trova il suo centro. Perché lei è il perimetro dentro cui il nocciolo di ogni cosa si racchiude. È il recinto dentro cui l’infinito si fa finito, si rende visibile, palpabile, guardabile».

L’”ECCOMI” DI MARIA

La storia della salvezza nasce da questa semplice parola pronunciata da Maria di fronte all’”enormità” dell’annuncio dell’angelo. Come sottolinea con grande profondità l’autore, siamo chiamati a riflettere sul fatto che questa giovane fanciulla, certamente turbata, si fida immediatamente di quanto le viene rappresentato pur comprendendo, anche se confusamente e fin da subito, il carico di gioia e di dolore che la scelta di Dio avrebbe comportato per la sua vita. A differenza di quanto noi siamo abituati a fare in ogni frangente importante, Maria non fa alcun calcolo sul futuro, ma vive pienamente il “qui ed ora” dell’oggi mettendosi completamente a disposizione del Signore.

«Eppure dall’apice di questa vertigine carica di paura e di adrenalina, Maria dice “Eccomi”. Sono qui. Adesso. È l’espressione più bella di tutta l’umanità. È l’affermazione di chi dichiara di esistere non nel ricordo di ciò che è passato, né nei progetti di ciò che dovrà accadere domani, ma qui ed ora, in questo istante. Il primo vocabolo della nostra fede è quest’Eccomi. Dovremmo impararlo a pronunciare ogni mattina. Davanti a tutte le circostanze. Nell’ora della gioia, come in quella del dolore: Eccomi. Sono qui, voglio affrontare, mi voglio fidare. Non capisco tutto ma metto ciò che posso, cioè metto ciò che sono ora».

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Non è per niente facile per noi ripetere “Eccomi” e, solo con il Suo aiuto e attraverso la preghiera, possiamo cercare almeno di avvicinarci a quel Si incondizionato:

«Santa Maria, Vergine del Sì. Tu che con la tua consapevole incoscienza ci insegni a pronunciare gli eccomi decisi della vita, aiutaci a riconoscere ciò che vale il rischio da ciò che non lo vale. Fa’ che riusciamo di nuovo a prendere sul serio ciò che il nostro cuore intuisce, e liberaci dalla tentazione di calcolare tutto, perché tolte le debite prudenze, i calcoli sono quasi sempre troppo stretti per contenere la vita».

LA “FRETTA” DI MARIA

Dopo l’annuncio dell’angelo Gabriele Maria non resta immobile, ma si mette in viaggio per andare a trovare Elisabetta, velocemente e senza indugio, come ci mostra il Vangelo di Luca: “si alzò e andò in fretta”. Perché “in fretta”? L’autore offre una sua interpretazione personale all’azione di Maria:

«Penso che dietro questa apparente “fretta” ci fosse la voglia di esorcizzare la tentazione di rimanere troppo tempo a crogiuolarsi nei pensieri, nell’onore di aver ricevuto una vocazione così grande, nella preoccupazione di non avere tutte le forze necessarie per fare ciò che il Signore le domandava. Agisce immediatamente correndo a fare qualcosa per qualcun altro. Assume quella posizione di servizio che il Figlio, anni dopo, avrebbe assunto ai piedi dei discepoli, costringendoli ad imparare che la più alta forma di autorità è il servire gli altri e non l’usarli».

Don Luigi Maria Epicoco sottolinea come in Maria, Grazia e Azione formino uno speciale connubio, “un binomio che in lei si riassume in un equilibrio perfetto”. Spesso invece immaginiamo una Madonna fissa e ferma, cristallizzata in pose sdolcinate, scrive l’autore, e dimentichiamo che come ogni madre è stata sempre affaccendata, presa da mille occupazioni, pronta a correre in soccorso “di ogni figlio che il Signore gli ha affidato come da testamento sulla croce”.

«Corre Maria, e corre nei giorni più belli ma anche più fastidiosi della gravidanza, i primi tre mesi. Non sapremo mai quanto quel viaggio fosse stato tollerato da Giuseppe, o da Anna e Gioacchino, suoi genitori. Il Vangelo non ci dice nulla a tal proposito. Di certo sappiamo che arrivò a casa di Zaccaria dalla cugina Elisabetta, e per la prima volta nella storia qualcuno sussultò di gioia per quella vita che si portava nel grembo. Un grande profeta dei nostri tempi, don Tonino Bello, ci ha fatto notare come quel pellegrinaggio di Maria fatto sino a casa della cugina, fosse stata la prima processione del Corpus Domini della storia».

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MARIA: DA MADRE DI GESÙ A MADRE DI TUTTI GLI UOMINI

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

È il venerdì Santo: sotto la croce sono rimaste solo le donne e Giovanni, il discepolo prediletto. Gli altri “suoi” sono fuggiti tutti, temendo di fare la stessa fine del Maestro. Prima della sua morte Gesù lascia al mondo la più grande eredità, affidando Giovanni a Maria la consegna come Madre di tutti gli uomini. “Sotto quella croce, la maternità di Maria si allarga fino ad abbracciare ogni uomo e ogni donna di tutti i tempi e luoghi”.

Maria diventa pertanto Madre di tutti gli uomini nel momento del dolore, a significare che Ella, pur essendo sempre vicina ad ognuno di noi, lo è in particolare quando siamo nella sofferenza e quando attraversiamo la prova più grande.

«La sofferenza di questa madre trafitta dal dolore più grande che qualcuno possa provare, cioè la morte di un figlio, l’abilita a comprendere ogni singolo frammento dell’umana sofferenza. La rende credibile davanti a quei perché senza risposta che gettano nella disperazione molti di noi. È Madre perché ci ha partoriti con doglie dolorose sotto la croce del nostro Fratello maggiore. Ella soffre, ma da quella sofferenza nasce la Chiesa, nasciamo noi, nasce ogni tentativo di essere felici. E Giovanni è lì accanto a Lei, e aspetta assieme ad Ella la fine di questo parto, i tre giorni più lunghi della storia».

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