Spiritualità

Perché Dio non pone fine al mio dolore?

Il giorno in cui Gesù ha promesso il paradiso a un ladrone

Perché Dio non pone fine al mio dolore?

© Ximena Salazar-CC

Gesù mi promette la salvezza dall’impotenza della croce. Il buon ladrone chiede misericordia negli ultimi momenti della sua vita: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”.

Il buon ladrone si volge poi verso Gesù: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. E Gesù risponde con misericordia: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Uno dei ladroni vuole essere salvato dalla croce, l’altro vuole stare con Gesù per sempre.

Lo riconosce nel sangue. Scopre nel suo silenzio un potere che non è di questo mondo. Mi colpisce lo sguardo del buon ladrone, che vede il paradiso nell’inferno della croce. Distingue la verità nascosta in quel silenzio incomprensibile.

Perché Gesù non agisce? Il suo regno non è di questo mondo. E quel ladrone cambia cuore. Si converte in un momento di grazia. Scopre quello che per tanti anni non aveva visto. Lo scopre in mezzo al proprio dolore.

In quell’istante vede la giustizia di Gesù, la sua innocenza. Vede la purezza della sua anima. E Gesù scopre in lui l’amore, la verità di una vita dilapidata senza senso. Vede la sua purezza e si commuove. E gli promette il paradiso. In quello stesso momento. In quel raggio di speranza. Queste parole mi colpiscono sempre.

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Vorrei avere lo sguardo di quel ladrone pentito. Spesso mi credo salvato. Non vedo il male nelle mie azioni, e penso che Gesù mi abbia già detto quelle stesse parole. È il mio orgoglio che mi fa pensare che la mia vita sia degna del suo amore. Mi credo giustificato. E allora non chiedo perdono.

Oggi voglio imparare da Gesù. Voglio imparare dal buon ladrone. Voglio quello sguardo puro e pentito. Voglio vedere la mia fragilità e riconoscere che tutto è dono, grazia, misericordia.

Dio mi salva per il suo amore incondizionato, non per i miei meriti. Mi ama per come sono nella mia fragilità. Mi abbraccia nella mia povertà e nel mio peccato. E mi solleva. Come fa oggi con le braccia inchiodate. Le sue parole sono speranza. Quel giorno stesso sarà in paradiso. È come se tutto avesse avuto senso.

Vorrei guardare il buon ladrone come lo ha guardato Gesù quel pomeriggio. Non lo ha giudicato. Non ha condannato la sua vita passata. Si è semplicemente commosso davanti alle sue parole di pentimento. Io a volte giudico chi agisce male. Chi non è come me. Chi non ha Dio presente nella sua vita. Lo giudico per il suo passato e per il suo presente. Giudico il ladrone che mi ha derubato senza conoscerlo. Lo condanno dalla mia croce. Giudico con i miei occhi pieni di potere, vuoti di perdono.

Non so guardare come guarda Gesù, che perdona, abbraccia, sostiene, dà speranza. Voglio guardare così la vita di coloro che mi affida. Senza giudicarli. Vedendo la luce che c’è nel loro cuore. Perdonandoli e incoraggiandoli a dare vita, a confidare nell’amore di Dio.

Voglio promettere il paradiso. Parlare con parole piene di speranza. Voglio seminare luce nel dolore, e far sì che il suo regno di misericordia e di bontà si diffonda con i miei gesti.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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