Stile di vita

Essere single dimostra che c’è qualcosa che non va in me?

Fino a quando non accetterò me stessa, non mi vorrò bene e non mi ammirerò, non potrò permettere che qualcun altro lo faccia

Essere single dimostra che c’è qualcosa che non va in me?

Samuel Corum / Anadolu Agency

Qualche giorno fa ho trovato l’ultimo numero della rivista Twojego Stylu (“Il tuo stile”, ndt). In copertina c’era Anna Dereszowska con un vestito color rosso ciliegia a fantasia floreale. Il titolo era “È un peccato che non sia mai stata single”. Ho avuto un sussulto e poi ho detto a voce alta: “Davvero un peccato, Anna. Un peccato che non lo sia mai stata…”

Essere single può essere una maledizione o una benedizione. Per me fu, per molti anni, una palla al piede che non mi permise di andare avanti, come una maledizione che condanna alla tristezza, alle lacrime. La “prova” che qualcosa non andasse in me.

Pensavo di essere diversa dalle altre persone. Ero convinta che mi mancasse qualcosa, che da qualche parte, nella parte più profonda di me, ci fosse “qualcosa” di misterioso, di imbarazzante. Inutile dire che avrei voluto assomigliare alle modelle delle copertine, tutte rigorosamente ripassate con Photoshop.

Chi di voi non ritiene che alcune parti del vostro corpo siano troppo grasse o troppo magre… che lo scriva nei commenti! È la piaga dei nostri tempi, quella di insistere ad adattarsi ai canoni dettati dalla moda.

Ma io non li seguivo, ero troppo pigra per farlo. Non ho mai provato diete estreme, e solo il pensiero di andare a correre mi metteva i brividi. Continuavo a vivere con l’insoddisfazione del mio corpo.


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Oggi non mi meraviglio affatto di non essere uscita con dei ragazzi. E non mi riferisco a quei “difettucci” estetici. A chi piacerebbe uscire con una persone che non si sente a suo agio con se stessa? Ma ci sono state anche persone coraggiose: ho conosciuto diversi uomini a cui non dava fastidio il mio atteggiamento repulsivo nei confronti di me stessa.

Ma purtroppo non ho dato loro alcuna opportunità, la più piccola che fosse, di passare del tempo insieme, di conoscerci, di stare vicini. Perché? Com’è possibile?

La prima ragione è che ho giocato ad essere Dio. Come mai? Semplicemente perché, dopo tre secondi trascorsi a guardare un uomo, ero convinta di conoscere tutto di lui. E maturavo la convinzione che non sarebbe stato abbastanza attraente averlo come marito (mi sono fatta tanti film mentali sulle nozze). Sembra ingiusto? Penso che lo sia stato.

La seconda ragione la descriverò con un esempio. Esattamente un anno fa, al matrimonio di alcuni amici, stavo per salutare gli sposi quando si avvicinò a me un bel ragazzo, tutto sorridente. Conversammo un po’ e mi chiese se mi avesse accompagnato un amico che era vicino a me. Risposi di no, e lui mi disse: “Allora ti sequestro”. Una scena da film! Purtroppo il seguito non fu come nei film. Rimasi con i piedi per terra.

Sebben dentro di me sentii l’emozione e il desiderio di avventura, non la espressi né con un gesto, né con una parola, né con un sorriso. Nulla. Durante quei secondi in cui lui aspettava in silenzio una mia risposta, caddi in preda dei pensieri negativi: “Penso si stia sbagliando, queste cose succedono soltanto nei film”.

No, è impossibile che qualcuno si interessi a me”. Non avendo visto nessuna reazione da parte mia, quel ragazzo deve aver pensato che o me la tiravo, oppure che ero noiosa… lo sono stata? Non lo so. Forse un giorno avrò il coraggio di chiederglielo. Ma la storia finisce qui.

Il ragazzo scomparve, non ci fu alcun “sequestro”. Mi lasciò sola con la mia delusione e con alcune domande senza risposta. Perché non ho pensato di poter piacere a qualcuno, nonostante non abbia un aspetto da milionaria? Cosa posso fare la prossima volta quando qualcuno mi vuole conoscere di più? La risposta, molto semplice, arrivò: amare me stessa. Compresi che fino a quando non accetterò me stessa, non mi vorrò bene e non mi ammirerò, non potrò permettere che qualcun altro lo faccia.

Come dice il comandamento, “ama il tuo prossimo come te stesso” (Mt 22:39). Ma dove andare a prendere questo amore per se stessi? Si può “creare” in qualche modo? Pensai all’inizio di ogni cosa, ai tempi della creazione. E mi convinsi che Dio è amore, e che una volta si sedette e mi creò. Mi progettò come si deve.

Dipinse tutti i colori della mia personalità, che codificò molto bene. A volte può sembrare quasi una favola, ma con me ha funzionato. Ho iniziato a conoscermi, a scoprire il segreto del mio essere. E lo scoprii proprio davanti a me. E soprattutto, davanti agli altri. Oggi sento che dentro di me c’è tanta bellezza, e di quell’antica e oscura vergogna non è rimasto più nulla.

Accettando tutti gli aspetti della mia personalità – i difetti, i pregi, la sessualità e i sentimenti – non ho bisogno di paragonarmi a qualcuno che non sono. Quando qualcuno mi dice che sono bella non mi trasformo più in una statua di sale, ma ringrazio con allegria. Non voglio più mettermi al posto di Dio e decidere chi è un “modello difettoso” e chi invece è perfetto.


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E io? Quando sono davanti a una persona preferisco avere i piedi per terra e ammirare il miracolo che è. Senza aspettarmi nulla, ma amando me stessa, apprezzandomi. Questa è la mia benedizione di essere single. Se stai leggendo queste parole, probabilmente anche tu lo sei. Hai il coraggio di scoprire quanto tu sia meraviglioso/a?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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