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L’insostenibile leggerezza del Fantasy

Pixabay.com/Public Domain/ © waldomiguez
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Chi può ancora sostenere che il Fantasy sia un genere di serie B?

Il lettore attento si rende presto conto che il Fantastico non può essere banalmente liquidato come genere letterario costruito sulla fuga dalla realtà per un vuoto esercizio di immaginazione, ma anzi si caratterizza per la capacità di “leggere” in modo profondo e simbolico gli aspetti fondamentali ed eterni della vita umana. Tra questi ultimi, particolare enfasi viene data ai cosiddetti “riti di passaggio” che i protagonisti delle storie sono costretti ad affrontare non come eroi solitari ma in contesti di “fraterno sodalizio”. Tutto ciò in contrasto con la realtà attuale degli adolescenti occidentali che spesso si ritrovano soli, senza il radicamento in valori forti, ed in assenza di autentici percorsi di maturazione, per cui la tentazione è fuggire verso mondi tanto apparentemente facili quanto effimeri. Il Fantasy non collude con questa fuga nella superficialità come si potrebbe credere, ma anzi, attraverso l’immaginario richiama con forza agli aspetti fondanti dell’esistenza.

Le sue potentissime metafore che almeno per quanto riguarda le due saghe prese in esame, affondano le radici soprattutto nella tradizione cristiana, riescono a raggiungere il cuore, la mente e l’anima del lettore, anche quello adulto, come pochi altri generi letterari riescono oggi a fare.

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