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L’insostenibile leggerezza del Fantasy

Pixabay.com/Public Domain/ © waldomiguez
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Chi può ancora sostenere che il Fantasy sia un genere di serie B?

“HARRY POTTER NON È UNA STORIA DI MAGIA”…

«(…) Harry Potter non è una storia di magia, esattamente come Alla ricerca di Nemo in realtà non parla di pesci: la magia è solo un artificio narrativo, per parlare di altro, una geniale metafora della tecnologia, che, infatti, nel libro manca, e, insieme, una geniale maniera di ironizzare su satanisti, astrologi e maghi, quelli cioè che alla magia ci credono sul serio. Nel mondo, che purtroppo esiste, del satanismo e della stregoneria, Harry Potter è cordialmente odiato per la carica ironica, se non comica, con cui spesso ammanta i suoi incantesimi».

… MA AL CONTRARIO: È INTRISA DI METAFORE E RICHIAMI ESPLICITI AL CRISTIANESIMO

«(…) la presenza cristiana in Harry Potter è fortissima, ma semplicemente resta implicita per i sei settimi della narrazione, nascosta dentro la fortissima etica, e diventa esplicita solo sul finale. Per sei libri la religione non viene mai nominata, sembra quasi un tabù, come in effetti è un tabu nella nostra epoca. (…) Nel settimo libro, quindi, il Cristianesimo diventa esplicito. Improvvisamente, in mezzo a un inverno pieno di gelo, disperazione e abbandono, il Cristianesimo irrompe nella narrazione e la illumina di una luce totale. È la Vigilia di Natale. Il luogo è il villaggio dove Harry è nato e dove i suoi genitori si sono sposati: si sono sposati in una chiesa, come ci viene sorprendentemente rivelato, davanti a un altare sormontato da una croce. (…) Alle spalle di quella piccola chiesa (…) immerso nel gelo c’è il cimitero dove sono seppelliti, e qui, sulle tombe, sotto il cielo della vigilia di Natale, brillano due citazioni dal Nuovo Testamento. Sulla tomba dei genitori di Harry è scritto: ≪L’ultimo nemico a essere annientato sara la morte≫. (…) Nessuno cita le Scritture, ovviamente: sono adolescenti post moderni, non le conoscono, ma noi sappiamo che la frase è contenuta nella Prima lettera di San Paolo ai Corinzi (1Cor 15,20-27). La seconda citazione dal Vangelo è: ≪Dov’e il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore≫, incisa sulla tomba di Kendra Silente, la madre del preside. È il Discorso della Montagna, (Mt 6,19-21) che, da solo, contiene tutto il Cristianesimo».

L’EPILOGO DELLA SAGA: ATTRAVERSO IL SACRIFICIO, LA VIA DELL’ETERNITÀ

«E finalmente si arriva allo scontro finale, lo straordinario assedio di Hogwarts, il punto più drammatico del libro, con la scuola ultimo brandello di decenza, circondata da nemici micidiali. Viene nominato l’inferno: ≪Passerò dalla tua parte quando l’inferno gelerà≫ dice Neville, il brutto anatroccolo della comitiva che nel settimo libro diventa un leone, mentre solo contro un esercito tiene testa a Voldemort. Il riferimento è quindi a una tradizione che parla di un inferno di fiamme. La fine del settimo libro di Harry Potter riecheggia la fine del Vangelo di San Giovanni: «Chi non teme la morte vivrà in eterno». Harry, che non ha paura della morte, che trova il coraggio di sacrificare la sua vita, guadagna non solo la salvezza fisica di coloro che ama, ma l’eternità».

C’ERANO UNA VOLTA QUATTRO BAMBINI…

“C’erano una volta quattro bambini i cui nomi erano Peter, Susan, Edmund e Lucy. Questa storia narra qualcosa che accadde loro quando furono mandati lontano da Londra durante la guerra a causa dei bombardamenti aerei…”

Così – casualmente- comincia la grande avventura delle Cronache di Narnia: quattro fratelli fuggiti da Londra a causa dei bombardamenti aerei dell’autunno del 1940 vengono ospitati nella casa di campagna del professor Digory Kirke e durante una giornata di pioggia i ragazzi decidono di avventurarsi nell’interno della grande casa. Lo scrittore Paolo Gulisano analizza l’opera di Lewis mettendone in luce l’impianto etico e la struttura simbolica che rinvia alla tradizione cristiana.

L’inizio della saga introduce a un intero mondo parallelo che vede lo scontro epico tra il Bene e il Male, dove i quattro fratelli sono costretti ad affrontare difficili prove che li porteranno a diventare adulti.

… E IL LEONE ASLAN

I quattro eroi, due ragazzi e due ragazze, che devono unire le loro forze per vincere la buona battaglia, hanno al loro fianco “il vero Signore di Narnia”, il protagonista assoluto della saga: il leone Aslan.

«Aslan è qualcosa di più di un grande animale parlante. Non è difficile leggere un’analogia tra lui e un personaggio storico vissuto duemila  anni fa in Palestina. Aslan, infatti, offre se stesso per salvare Edmund, tra lo sbigottimento di tutti gli amici. Il leone si consegna spontaneamente ai suoi aguzzini, alle turpi creature al servizio della Strega, e viene torturato e sacrificato sulla sommità di una collina, su una grande tavola di pietra. Tuttavia, il giorno dopo, quando le due ragazze Susan e Lucy si recano alla collina dove il sacrificio è stato compiuto, tra le sguaiate risa della Strega e delle sue schiere, scoprono stupite che Aslan è vivo, splendido nella luce del sole nascente, più grande di come lo avevano visto prima, più nobile e maestoso. Le due sorelle credono di essere di fronte a un fantasma, ma affettuosamente il leone le richiama e dice loro di essere vivo».

IL SACRIFICIO DI ASLAN COME METAFORA DELLA PASSIONE DI CRISTO

«Le pagine della passione di Aslan sono tra le più belle e commoventi del libro: mentre il leone va come agnello a farsi uccidere, mentre la Strega lo schernisce, gridandogli sul muso che la sua morte è inutile perché non rispetterà i patti e ucciderà comunque anche Edmund, mentre i bambini e i loro amici assistono impotenti allo strazio della creatura in cui avevano riposto tutte le loro speranze, il pensiero non può non andare alle pagine del Vangelo».

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