Politica

Qualche appunto sulla Riforma Costituzionale. Votare sì o no?

Non è semplice orientare la scelta su una riforma molto tecnica che sta polarizzando più per questioni emotive che di merito

Qualche appunto sulla Riforma Costituzionale. Votare sì o no?

© Public Domain

Domenica 4 dicembre gli italiani sono chiamati a votare sulla riforma costituzionale detta “Renzi-Boschi” che ha come principali effetti sono: l’abolizione del CNEL, una profonda revisione dei poteri del Senato e un cambio importante circa gli istituti di democrazia diretta (referendum e leggi di iniziativa popolare). Sarà un quesito unico e, dopo la recente sentenza del TAR, sarà formulato così:

referendum_quesito

 

Come cambierebbe il Senato?

In caso di vittoria del SI, il nuovo Senato sarà composto da 100 senatori: 5 nominati dal Presidente della Repubblica (non più a vita, ma per 7 anni); e 95 (21 sindaci delle grandi città e 74 consiglieri) scelti con metodo proporzionale dai consigli regionali, che resteranno in carica per la durata del mandato di amministratori locali e quindi è possibile che la sua composizione cambi gradualmente allo scadere delle varie consiliature regionali e non in blocco al cambio di legislatura nazionale come avviene adesso.

L’intreccio tra Italicum e Senato

Sebbene non si voti sulla legge elettorale, essa ha un ruolo nella genesi della Riforma Costituzionale che andremo a votare il prossimo 4 dicembre. Secondo il sito VICE, che ha interpellato il costituzionalista Antonio Agosta, è possibile dire che la riforma “nasca dopo la legge elettorale della Camera, e non soltanto per i tempi parlamentari ma proprio nella costruzione teorica. Ne è quasi un completamento e un rafforzamento.

La riprova di ciò viene dal fatto che il nuovo Senato sarà sprovvisto del potere di sfiduciare il Governo, per “l’esigenza di trasformare il voto per la Camera in un voto decisivo per la formazione della maggioranza e la stabilità del governo.

Ad ogni modo, come spiega Agosta, si è “scelto di mantenere un bicameralismo asimmetrico dal punto di vista politico — la Camera ha più potere del Senato, ma il Senato ha un potere nascosto di interdizione che io in astratto non sottovaluterei per niente“. Prosegue Agosta: “Sarà un Senato che si disinteresserà delle questioni correnti e farà ‘blocco’ su questioni di fondamentale interesse delle Regioni? Oppure deciderà, almeno una parte del Senato, di fare ostruzionismo ‘qualunquista’, pronto a richiamare qualsiasi legge, magari senza avere neanche il tempo di esaminarla?

legge_elettorale_Italicum

Esiste un pericolo democratico con l’abolizione del Senato?

Presumendo che difficilmente qualcuno scenderà in piazza per salvare il CNEL, l’ente più ignorato della storia repubblicana, il nodo centrale di tutta la questione referendaria è se il nuovo Senato e un assetto di bicameralismo non più paritario ma asimmetrico (con la prevalenza della Camera dei Deputati) sia o meno un rischio per la democrazia e la libertà in Italia. E’ difficile dare una risposta senza essere un costituzionalista ma in realtà quasi nessuno lo paventa davvero. Ci sarà un potenziale restringimento della rappresentanza politica per via del famoso “combinato disposto” tra legge elettorale e nuovo Senato, tuttavia è anche vero che il ventennio della Seconda Repubblica non è riuscito a fare nessun passo in avanti sul piano della “governabilità” e questo – pur incompleto – potrebbe essere un passo avanti.

Si può votare SI senza essere “pro Renzi” (e viceversa)?
E’ difficile parlare di una questione che è sia tecnica che politica come la Riforma della Costituzione. E’ difficile perché difficile è capire tutti gli esiti che una riforma del genere può generare nel medio-lungo periodo e soprattutto per la personalizzazione che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha impresso al dibattito su questo argomento. E’ noto che il personaggio utilizza questo tipo di espedienti “o con me o contro di me” quando vuole ottenere un risultato importante. Questa premessa è necessaria perché tutti noi possiamo essere influenzati dai sentimenti di simpatia o antipatia per questo o quel capo partito o per questo o quel movimento politico o d’opinione, tuttavia per questo passaggio in particolare è bene restare concentrati sul tema: la riforma va bene oppure no? Risolve i problemi o ne crea di nuovi? Difende la democrazia oppure la snatura?

Per scegliere il Governo (per confermare o cacciare Renzi da Palazzo Chigi insomma) basterà aspettare la scadenza naturale della legislatura o – più probabilmente – la primavera del 2017, la scelta sulla Costituzione invece è importante perché trascende gli esiti sulla persona o sul singolo governo perché dovrà regolare la vita politica del paese per il prossimo futuro quindi è su quello che bisogna capire come orientarsi come cittadini e come cattolici: c’è del bene in questa legge?

Per quanto riguarda la sintesi delle modifiche rimandiamo a questo nostro articolo, qui ci limitiamo ad alcune infografiche di sintesi.

Iter legislativo attuale (bicameralismo)

procedimento_bicamerale

Iter legislativo se vince il Sì (monocameralismo)

procedimento_monocamerale

La riforma del Titolo V della Costituzione, cioè il rapporto tra Stato ed enti locali

riforma_titolov

Cosa pensa il mondo cattolico?

Cerchiamo ora di capire come viene valutata questa riforma e perché dal mondo ecclesiale italiano, come queste valutazioni siano nate e a quale visione facciano riferimento. E’ bene ricordare che poiché l’ordinamento civile non è materia di dottrina, la Chiesa non ha una posizione unica, ufficiale e definitiva su questi argomenti e che salvata la ricerca dell’equità e del bene comune le soluzioni tecniche con cui si arriva a perseguirle sono materia libera.

Come ricorda Giorgio Merlo il cattolicesimo democratico ha dalla sua:

Valori e costanti che sono noti alla cultura politica italiana. E cioè, valorizzazione e conservazione del pluralismo politico; centralità della persona e del cittadino nella scelta dei propri rappresentanti; ruolo essenziale dei corpi intermedi; evitare la concentrazione dei poteri attraverso la garanzia dei pesi e dei contrappesi e, soprattutto, salvaguardia del principio democratico riaffermando la centralità del Parlamento e degli organismi di controllo.

E che

da tempo molti di noi sostengono la tesi che questa presenza politica non si può ridurre a “trattare” alcuni temi – i cosiddetti temi “etici” – lasciando il campo libero per tutto il resto. Perché, per citare Mino Martinazzoli, non si può essere “baciapile a contratto” o, come li definiva in modo sprezzante nella prima repubblica Carlo Donat-Cattin e in tutt’altra epoca storica, solo “cattolici professionisti”. I cattolici democratici hanno un ruolo e una funzione politica e culturale se declinano la loro specificita’ in modo organico e coerente e non attraverso una pratica una tantum (Nuova Società, 31 maggio).

Quindi un approccio “cattolico” alla politica, alle sue scelte, anche tecniche, esiste e va perseguito.

Le ragioni del “” si possono riassumere così: il sostanziale passaggio dal bicameralismo al monocameralismo era anche nelle corde dei padri costituenti democristiani, il che snellirebbe il processo che conduce alla formazione delle leggi. Il Senato composto dai rappresentanti degli enti locali è poi un rilancio dell’autonomismo. L’altro aspetto importante è che se la riforma passa, solo la Camera darà la fiducia al Governo, come avviene nella maggior parte dei paesi che non hanno l’elezione diretta del Presidente, e dove solo la Camera bassa vota l’Esecutivo. In tutta Europa è così, anzi in tutto il mondo occidentale sebbene gli USA abbiano un bicameralismo paritario, il Congresso e il Presidente non hanno un rapporto fiduciario. Questo renderebbe più stabili i governi e meno soggetti alle alleanze.

Il “no” si può riassumere nel timore che si accentrino troppi poteri nelle mani dei segretari di partito: governi sostenuti da una sola camera, per lo più appannaggio di un solo partito vincitore delle elezioni, che quindi può decidere di tutto in solitudine. Inoltre, si sostiene che il bicameralismo non verrà affatto superato perché il ping pong delle leggi Camera-Senato rimarrà (saranno 22 le categorie di norme a  restare bicamerali, con produr di approvazione diverse a seconda della materia che trattano). A questo si aggiunge una questione di metodo: quando la Costituzione fu redatta parteciparono tutte le forze politiche realmente rappresentative del popolo italiano, oggi solo una minoranza rafforzata dal premio di maggioranza sta riscrivendo le regole del gioco democratico. Per le leggi di iniziativa popolare, le firme da raccogliere passeranno da 50 a 150 mila. Per i referendum (in cambio di un quorum un po’ ridotto) da 500 a 800 mila.

Vediamole nel dettaglio.

rodrigo

Lucandrea Massaro

Giornalista professionista (2010), laurea magistrale in Scienze delle Religioni (2009). Ha collaborato con la divisione radiofonia della Rai e con alcune testate del mondo del lavoro.  Co Editor e social media manager di Aleteia.