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I martiri di Pasqua in Pakistan e l’odio nei commenti di Internet: qualcosa in comune?

Gli internauti sui grandi portali di notizie forniscono un indizio di quello che porta persone “comuni” a far scoppiare una bomba in un parco pieno di bambini

Una fazione dei talebani che ha prestato fedeltà allo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità del codardo attacco suicida che la domenica di Pasqua ha ucciso 72 persone e ne ha ferite 341 in un parco della città pakistana di Lahore. Tra i morti ci sono almeno 29 bambini che stavano giocando spensierati.

L’attacco ha avuto come obiettivo dichiarato i cristiani, e per questo gli assassini hanno scelto la data più importante della fede cristiana. Lo ha dichiarato Ehsanullah Ehsan, portavoce della fazione terroristica Jamaat-ul-Ahrar: “Abbiamo eseguito l’attacco di Lahore e i cristiani erano il nostro obiettivo”.

“Abbiamo eseguito”, al plurale, ma solo un omicida è stato scelto per mettere in atto l’attentato: un unico uomo-bomba è stato sufficiente a provocare un’esplosione assassina dalle conseguenze così devastanti.

Il gruppo ha promesso nuovi attacchi, specificando che avranno come obiettivo le scuole e le università. A giudicare dal passato, saranno commessi a breve sotto lo sguardo passivo della cosiddetta “comunità internazionale” – leggasi Governi e ONU.

Il Pakistan e il martirio cristiano

Il Pakistan è un Paese a maggioranza musulmana che è “nato per essere musulmano”: fino al 1947 faceva parte del territorio dell’India, ma essendo principalmente islamico contava su un forte movimento separatista promosso dalla differenza religiosa.

Ancora oggi esiste grande tensione tra il Pakistan, autoproclamatosi “repubblica islamica”, e l’India, che è ampiamente induista e quindi per i musulmani “infedele”.

I cristiani sono una minoranza in Pakistan, ma “minoranza” in un Paese di 190 milioni di abitanti significa che la popolazione cristiana è composta da più di 2 milioni di persone – una cifra non trascurabile, ma insufficiente perché il mondo se ne interessi.

La legge antiblasfemia – una blasfemia in sé

Nel 1984 il generale Zia ul-Haq, allora presidente della Repubblica Islamica del Pakistan, ha incluso nel Codice Penale la cosiddetta “legge antiblasfemia”, che prevede pene come il carcere a vita e l’esecuzione per chi insulta l’islam. Le offese previste sono generiche, come “profanare il Corano” e “diffamare il profeta Maometto”.

Stabilita per “difendere i costumi e le tradizioni della società musulmana”, la legge, nella pratica, è un provvedimento giuridico a cui ci si appella spesso per coprire vendette politiche o personali tra musulmani, oltre ad essere evocata per “giustificare” persecuzioni religiose contro le minoranze cristiane e induiste.

Anche le accuse senza prove sono sufficienti per condannare o perfino linciare gli accusati.

Per via della pressione mondiale a causa degli innumerevoli casi di abusi legati alla legge antiblasfemia, il Governo del Pakistan ha preso alcune misure contro l’estremismo religioso, ma il discorso fanatico perdura nel Paese, influenzando ampiamente l’opinione pubblica.

Il Governo mostra di reagire per reprimere la barbarie in casi particolarmente clamorosi, come il massacro di 134 bambini nel dicembre 2014 in un’accademia militare della città di Peshawar, che ha scandalizzato l’opinione pubblica mondiale.

Poche misure realmente effettive sono messe in atto per difendere tuttavia i diritti delle minoranze.

Fazione Jamaat-ur-Ahrar

In Pakistan ci sono innumerevoli gruppi militanti islamici, in genere divisi tra loro e sempre in lotta.

Jamaat-ur-Ahrar si è dimostrato uno dei più sanguinari. Quello di questa Pasqua è stato il suo quinto attentato con bombe solo negli ultimi tre mesi.

Fanatismo di Internet

Se non bastasse il livello supremo di codardia dei fanatici omicidi, questo tipo di aberrazione è accompagnato nei media dai fanatici (impuniti) di Internet, i cui commenti rivelano l’intolleranza esistente nella nostra epoca.

Sono ormai diventati “parte del paesaggio” gli internauti (sempre anonimi, ovviamente) che diffondono odio, ignoranza e una leggerezza che fa spavento sotto forma di commenti sui portali di notizie – anche quelli più diffusi, come G1, Yahoo!, Terra, UOL e MSN.

Si tratta di commenti che spaziano dall”illogico (“Questa è una dimostrazione lampante del fatto che Dio non esiste”) all’apertamente criminale (“I religiosi devono essere uccisi fin quando non muoiono tutti”), passando per una vistosa varietà di accuse d’odio (o almeno di disprezzo viscerale) tra autoproclamati atei e autoproclamati credenti, molti dei quali si dicono cristiani pur se entrano nel gioco delle provocazioni stupide e dello scambio malato di dichiarazioni di guerra.

Alla fine dei conti, non sembra esserci troppa differenza tra i fanatici talebani e i fanatici del presunto “mondo libero” – il che serve da indizio di quanto sia facile canalizzare l’odio e l’ignoranza delle persone “comuni” per trasformarle, in uno stadio successivo, in azionatori di micce e grilletti.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]