Liturgia

Storia breve della nascita e “fortuna” della Via Crucis

Way of the Cross at the Colosseum with Pope Francis 07 © Sabrina Fusco

© Sabrina Fusco / ALETEIA

Il 25 marzo papa Francesco presiederà la Via Crucis al Colosseo dando continuità a una tradizione ristabilita da Paolo VI il Venerdì Santo 27 marzo 1964, ma che affonda le radici molto più lontano nel tempo. A quando? Per impulso di chi? E come nasce la pia pratica della Via Crucis? A queste e a molte altre domande risponde il volume del teologo molisano don Mario Colavita, “La pratica della Via Crucis. Teologia, storia e tradizione” (Tau editrice) che ripercorre la storia di questa espressione della pietà popolare dalle origini nei pellegrinaggi in Terra Santa alla forma attuale, sottolineando il contributo della teologia e dell’arte nei secoli. Una pratica religiosa che non hai mai perso di vitalità, come spiega ad Aleteia l’autore del volume.

Come nasce la pratica della Via Crucis?

 Colavita: La pratica della Via Crucis è una delle forme di pietà più radicate e praticate nel popolo di Dio. Nasce per ricordare il cammino doloroso che Gesù fece dal Pretorio fino al luogo della crocifissione. In questo “pellegrinaggio” Cristo soffre e offre la sua vita per riscattare e salvare il mondo. I Vangeli sono, quindi, le fonti prime della Via Crucis e successivamente la tradizione popolare e i pellegrini di Terra santa hanno arricchito questo cammino con altre scene.

Quali sono gli elementi che contribuiscono a diffonderla?

 Colavita: Fanno da leva molti elementi e tutti riconducibili alla devozione dei pellegrini in Terra Santa. La vigorosa predicazione sulla liberazione dei Luoghi santi di S. Bernardo, ad esempio, incoraggia i pellegrini a visitare i luoghi della Passione di Cristo. Di ritorno nelle parrocchie questi vogliono costruirsi dei luoghi simili a quelli di Gerusalemme e così nel Medioevo sorgono chiese uguali a quelle presenti nella Città Santa che richiamano il cammino doloroso di Gesù. Il processo è favorito dai francescani che dal 1233 diventano i custodi della Terra Santa. Lo stesso Francesco d’Assisi diventa un “araldo” della Passione di Cristo. Nella vita di S. Francesco scritta da Tommaso da Celano, dopo il prodigio del crocifisso di S. Damiano, l’autore annota: Da quel momento si fissò nella sua anima santa la compassione del Crocifisso e, come si può piamente ritenere, le venerande stimmate della Passione, quantunque non ancora nella carne, gli si impressero profondamente nel cuore”. Con san Francesco e la scuola francescana, la devozione alla Passione trova posto definitivamente nella pietà dei fedeli. I libri e le devozioni si moltiplicano, tanto da poter affermare che il Medioevo ha avuto “la passione della Passione del Salvatore”.

Chi è la Veronica che asciugò il volto di Gesù?

Quando comincia ad assumere la forma attuale?

 Colavita: Sappiamo che nel 1300-1400 la devozione della Via Crucis si arricchisce di altri elementi come le cadute di Cristo, le cinque piaghe, la Pietà, il Volto santo: particolari che nascono in Europa, principalmente in Germania, Spagna, Italia. Questo diffondersi di devozioni è alimentato da un’intensa letteratura spirituale che sfocerà, sempre in Europa, nella costituzione della Via Crucis a 14 stazioni.

In quali paesi ha avuto maggior “successo”?

 Colavita: In Spagna il domenicano Alvaro da Cordoba, di ritorno dalla Terra Santa nella sua città natale, fa edificare nel 1405 delle cappelle al cui interno posiziona scene del cammino doloroso di Cristo.