Arte / intrattenimento

La sfida di ritrarre l’infanzia del Salvatore

Il film "The Young Messiah" è incentrato sui primi anni della vita di Gesù Cristo, un periodo storico trattato molto brevemente dai Vangeli

The-Young-Messiah

da youtube

di Mauricio Artieda

The Young Messiah” è un film che narra la vita di Gesù Bambino quando, insieme alla Sacra Famiglia, è tornato dall’Egitto per stabilirsi a Nazareth. Ovviamente si tratta di un’opera di fantasia, essendo questa fase della vita di Cristo descritta molto brevemente nei Vangeli. Più precisamente, il Vangelo riassume tutto la fase successiva alla scomparsa e al ritrovamento di Gesù nel tempio, che è ciò di cui tratta il film, con la frase: “Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui” (Luca 2:40) Può forse bastare per fare due ore e mezza di film? Difficilmente. Per questo motivo il massimo che possiamo volere dal film – e si spera che sia così – è che sia verosimile.

La produzione si basa sul libro “Christ the Lord: Out of Egypt” (2005), scritto da Anne Rice mesi dopo la sua conversione alla Chiesa Cattolica nel 1998 (non vi emozionate tanto, perché nel 2010 l’ha abbandonata). The Young Messiah, secondo il regista Cyrus Nowrasteh, è un tentativo di presentare un profilo realistico del piccolo Gesù attraverso un racconto fedele e coerente al Cristo adulto dei Vangeli; inoltre, ha dichiarato Nowrasteh, “speriamo anche che il nostro film possa mostrare a coloro che lo vedono, in una certa misura, la grazia della conversione che Dio ha riversato su tutti noi”.

Ci sono degli aspetti particolarmente difficili nell’affrontare un progetto come questo? Sì, me ne vengono in mente due. Il primo è legato alle fonti storiche che hanno ispirato il film e al possibile uso che si può fare dei racconti dell’infanzia del Signore che compaiono nei vangeli apocrifi. Come sappiamo, questi vangeli sono di natura molto diversa e alcuni di loro sono stati scritti molti anni dopo la morte del Signore e con la palese intenzione di manipolare il cristianesimo per farlo convergere verso altre ideologie o pseudo-religioni come, per esempio, lo gnosticismo. Questo ostacolo non mi preoccupa troppo, perché si può risolvere con un minimo di volontà, di studi teologici basilari e un pizzico di buon senso.

Il secondo aspetto è più complesso. Un film che vuole parlare dell’infanzia di Gesù dovrà mostrare, in qualche misura, come è stato il processo attraverso il quale Gesù ha compreso di essere il Messia. Romano Guardini può aiutarci a comprendere un po’ di più la complessità di questo passaggio:

“Gesù non ha soltanto sperimentato Dio, dal momento che lui stesso era Dio. Non si è convertito a Dio in un momento specifico, perché lo era già dal principio. La sua vita è stata dedicata a portare la sua natura divina alla piena realizzazione, attraverso la sua umanità; cioè a congiungere la sua realtà divina con la sua coscienza umana. A far dimorare la forza di Dio nella sua stessa volontà, a realizzare nella sua vita la purezza dei sentimenti, a far risplendere l’amore eterno nel suo cuore e a essere il corpo, nella sua figura umana, dell’infinita pienezza di Dio. Detto in un’altra maniera, la sua vita è stata un continuo entrare in se stesso, progettando le proprie capacità, lanciandosi alla conquista di traguardi sempre più alti (…) realizzando la sua propria pienezza: il Gesù umano ha reso divina la propria natura umana” (Il Signore, R. Guardini pp. 55–56).

Adesso alzi la mano chi oserebbe fare un film su questo mistero. Che succede? Nessuno? È davvero difficile. È stata forse Maria a comunicare a Gesù la propria missione come Messia e la sua identità divina? Ma era Dio, non può essere andata così. Quindi… il fanciullo Gesù ha sempre saputo di essere il figlio unigenito del Padre? Essendo uomo sarebbe logico ritenere anche che avesse bisogno di capirlo gradualmente e di avere mediazioni umane. Accidenti, se è difficile! È stato forse per una ragione intermedia tra queste due posizioni? Difficile saperlo. Ciò che è chiaro è che nessun evangelista ha mai osato entrare nella coscienza di sé del Dio fattosi uomo. Potrà “The Young Messiah” riuscire nell’impresa?

Non capitemi male. Muoio dalla voglia di vedere questo film e il tema mi sembra molto affascinante. Se sono stato un po’ puntiglioso è perché questo è un sito rivolto ad apostoli di Cristo e come tali siamo i primi a doverci porre domande complicate. Speriamo che il film sia un successo e che la trama sia scorrevole, nel rispetto del grande mistero che vuole affrontare. Preghiamo dunque che sia così e che The Young Messiah, come dice il suo regista, possa contribuire alla conversione di molte persone.

 

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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]