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Sesso perverso e voglia di forti emozioni dietro l’omicidio di Luca Varani

Il giovane 23enne è stato drogato e torturato da due coetanei. Lo psicoterapeuta: delirio di onnipotenza

Sesso perverso e voglia di forti emozioni dietro l’omicidio di Luca Varani

© Marco Prato / Facebook © Luca Verani / Facebook

Cosa si nasconde dietro l’omicidio di Luca Varani, il 23enne ucciso a Roma, al quartiere  Collatino, al termine di un festino a base di alcool e cocaina? Il giovane, che era fidanzato con una ragazza romana, sarebbe stato seviziato e massacrato a coltellate e a colpi di martello dai due amici che erano con lui: Manuel Foffo, 29enne proprietario della casa, e l’amico Marco Prato, 30 anni, che dopo il delitto ha tentato il suicidio. I due sono stati fermati. Varani è stato ritrovato nudo nella stanza da letto (Ansa, 6 marzo).

IL VIDEO TRA FOFFO E PRATO

Foffo ha messo a verbale di aver conosciuto Marco a Capodanno 2016. «Lui è gay, io sono eterosessuale». Ma le sue stesse ammissioni lo smentiscono. «Abbiamo avuto un rapporto e lui aveva un video così ho temuto che potesse ricattarmi e ho continuato a vederlo», si giustifica Manuel, a cui Prato avrebbe confessato che si prostituisce.

SESSO A TRE

Mercoledì 29 febbraio i due organizzano un festino condito da sesso, alcool e droga. Giovedì 1 marzo poi escono in macchina per fare un giro, forse per cercare una vittima da sacrificare, fino a quando la scelta cade su Varani, che Prato già conosceva negli ambienti dei locali notturni dove organizza eventi gay.  Prato avrebbe telefonato al ragazzo proponendogli 120 euro per un incontro sessuale nell’appartamento di via Igino Giordani e la vittima avrebbe accettato. «Ricordo – mette a verbale Foffo – che venerdì 4 marzo Marco ha mandato un messaggio WhatsApp a Luca. Quando è arrivato c’è stato quasi un tacito accordo tra me e Marco: gli abbiamo offerto alcol nel quale aveva versato Alcover» (Corriere della Sera, 7 marzo).

UCCIDERE TANTO PER…

Il festino è bollente. Circolano alcool, farmaci e cocaina a fiumi (oltre 1000 euro). «Mentre noi siamo rimasti vestiti, Luca si è denudato – continua Foffo – e ha bevuto quello che gli avevamo offerto. Poi è andato in bagno e si è sentito male. Marco lo ha aggredito e gli ha detto che sia io sia lui avevamo scelto che doveva morire. Ho preso io il martello e forse anche i due coltelli. Luca non è mai riuscito a resistere alle nostre violenze. Volevamo uccidere qualcuno solo per vedere che effetto fa».

PERSONAGGIO PERVERSO

Fin qui i verbali. Ma emergono diverse testimonianze che supportano l’idea di Marco Prato come personaggio molto perverso. Proprio su gay.it (7 novembre 2015) un conoscente gay di Prato racconta: «Qualche mese fa Marco invitò a cena me ed un mio amico. Lui non era da solo: era con un suo amico etero. Mi fece una impressione pessima. Uno che riusciva a manipolare le persone. Dopo cena andammo a casa sua. Il suo amico era etero ma sembrava disposto a fare sesso a quattro. Poi spuntò fuori la cocaina….».

GIOCHI EROTICI

Qui il racconto diventa soft. Il conoscente di Prato dice che non ci fu sesso e che il suo amico etero «sembrava come ipnotizzato da quel Marco che era un grande manipolatore».

Mi piacque davvero poco come persona: era chiaro che si divertiva a coinvolgere ragazzi etero con la scusa della droga per manipolarseli e fare giochi erotici. Gli faceva il lavaggio del cervello e questi ci cascavano: così almeno fu in quell’occasione». Una versione che confermano i frequentatori dell’aperitivo gay-fighetto più frequentato di Roma, ‘Ah-Però’, organizzato da Prato e ospitato ogni domenica in un noto locale a Colle Oppio, vicino al Colosseo, intervistati dall’Huffington Post (8 marzo).

CERCATORI DI EMOZIONI FORTI

Come scrive Tonino Cantelmi, presidente degli psichiatri cattolici, su Agensir (8 marzo): «Ma siamo sicuri che Manuel e il suo amico, cercatori di emozioni, e i tanti altri sensation seekers non siano in qualche modo essi stessi vittime di una società che sta eleggendo l’emotivismo, la soddisfazione immediata di ogni bisogno, la tirannia del desiderio e il narcisismo esasperato come modo di essere privilegiato?».

“PROVARE COSE MAI FATTE PRIMA”

Nel viaggio che l’Huffington Post (7 marzo) fa negli ambienti omosessuali romani, un ragazzo, che si mantiene anonimo, dice esplicitamente: «Spesso noi gay abbiamo voglia di provare a fare cose mai fatte prima, di sfidare ciò che è vietato e magari anche riuscirci, non importa con chi e dove».

IL SESSO CHIMICO

Una di queste è proprio quel sesso chimico che alimentava le perversioni di Marco e Manuel, coinvolgendo poi il povero Luca Varani. Una perversione che prevede il non dormire e non mangiare per ore e giorni (anche tre), e fare solo sesso, con l’aiuto di psicofarmaci e droghe. Proprio quel “chemsex“, il sesso chimico, nato fra gli omosessuali maschi in Gran Bretagna e che si va diffondendo a macchia d’olio in tutta Europa.

AUTODISTRUZIONE DI SE STESSI

Claudio Risè, psicoterapeuta e docente di Sociologia dei processi culturali e delle comunicazioni all’Università dell’Insubria (Varese), commenta ad Aleteia: «L’omicidio di Luca Varani mi sembra una rappresentazione del delirio di onnipotenza così frequente in molti aspetti dell’uomo moderno. E’ la fantasia di non avere limiti, e contemporaneamente la drammaticità di questa situazione. Si trasgredisce su più piani, dalla sessualità alla droga, e poi si cerca di ridurre l’altro ad oggetto, uscendo completamente dal limite e dalla legge morale. Questo oggetto possiamo solo distruggerlo così come distruggiamo noi stessi».

L’UOMO CHE SI SOSTITUISCE A DIO

E’ l’immagine del «sadismo e della dispersione dell’uomo che si sostituisce a Dio». Una «disperazione» che elimina il senso del limite. «Noi – prosegue lo psicoterapeuta – siamo definiti dai limiti che abbiamo. Se ce li togliamo, non abbiamo più identità, diventiamo distruttori degli altri, come abbiamo già distrutto noi stessi. Dunque il tratto costitutivo dell’azione di Foffo e Prato è il rifiuto del limite e l’affermazione univoca del diritto a fare qualsiasi cosa in assenza di ogni dovere».

PSICOSI E FOLLIA

Risè cita la filosofa Simone Weil, «molto precisa su questo punto». «Lei sostiene che non si può parlare solo di diritti come si fa nella tarda modernità. Non si può parlare solo di diritti se non si parla anche di doveri. Se non si pongono limiti si è nel delirio di onnipotenza, che è manifestazione psicotica, di follia».

Molly Holzschlag

Gelsomino Del Guercio

Digital journalist & blogger. Irpino trapiantato a Roma, scrive e ha scritto su L'Espresso, L'Huffington Post, Il Mattino, Lettera43. Ama viaggiare. Le sue mete preferite, Londra e la Scozia.
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