Chiesa

Cosa accade dopo la morte di Gesù?

Padre Raniero Cantalamessa ricostruisce i momenti successivi alla Passione di Cristo e ne evidenza gli aspetti simbolici

Cosa accade dopo la morte di Gesù?

© Anilah / Shutterstock

Per descrivere la morte di Cristo, Giovanni si limita a dire: «Chinato il capo, spiro’» (19,30), ma gli altri evangelisti hanno sottolineato meglio la risonanza grandiosa della sua morte. Con parecchie immagini, si suggerisce la ripercussione dell’avvenimento sull’umanità.

Cosa è accaduto dopo la morte di Gesù lo spiega bene Padre Raniero Cantalamessa in “La nostra fede. Il Credo meditato e vissuto” (edizioni Ancora).

IL TERREMOTO

L’oscurità che avvolge la terra, subito dopo la morte di Cristo, esprime la partecipazione dell’intero universo al dramma della redenzione, il suo cordoglio per la morte del Salvatore. La terra che trema simbolizza lo sconvolgimento radicale suscitato dalla morte; il velo del tempio che si squarcia da cima a fondo indica il crollo del culto ebraico.

LE ANIME DEI DEFUNTI

Molte tombe si sono aperte, i morti sono resuscitati, sono entrati nella città santa e sono apparsi a molte persone: è l’immagine della grande liberazione concessa nell’aldilà alle anime dei defunti. Fino alla morte di Cristo queste anime restavano prigioniere della morte, nel senso che non potevano penetrare nel cielo. Nel momento in cui Gesù entra nella morte, discende negli inferi, cioè prende possesso del regno della morte, libera le anime di coloro che hanno vissuto bene sulla terra e le porta con sé nella felicità eterna. Perciò l’ora della sua morte ha segnato una nuova era per tutta l’umanità che aveva preceduto la sua venuta.

LA RESA DEL CENTURIONE

Un episodio attesta tale efficacia della morte di Cristo: l’esclamazione del centurione: «Veramente quest’uomo era figlio di Dio (Mc 15,39). La morte di Gesù fa impressione su di un uomo che non aveva occasione di conoscerlo quando era vivo. Come capo del drappello di soldati romani addetti all’esecuzione, aveva ascoltati i capi ebrei prendersi gioco di luigi che si diceva figlio di Dio. Come ultime rivincita su tutte quelle beffe, egli rende testimonianza che merita di portare il titolo per il quale è stato condannato a morte!

LE CONVERSIONI

Così il centurione che aveva la responsabilità dell’esecuzione è la prima conquista della sua morte; con il suo atto di fede inaugura le innumerevoli conversioni che seguiranno: simbolizza l’adesione delle nazioni diverse da quella ebrea al messaggio del Vangelo.

LA FOLLA SI RAMMARICA

Anche sul popolo ebreo la morte di Gesù produce un effetto sorprendente: la folla cambia atteggiamento.

Dopo aver richiesto con violenza la sua morte, una volta passata la fittizia eccitazione del suo comportamento di fronte a Pilato, la folla aveva cominciato a rendersi conto della tragica conseguenza del grido «crocifiggilo». Vendendolo morire, capiva meglio che era innocente e si rammaricava delle proprie azioni. L’ostilità lascia il posto al pentimento. Nel cuore di quello folla da lui tanto amata, Gesù comincia a penetrare, grazie alla sua morte.   

GLI AMICI CHE SI AVVICINANO ALLA CROCE

Vi è un contrasto tra la folla che se ne va e gli amici che restano sul posto. Essi hanno ripreso coraggio, il loro comportamento è diventato più fermo. Fermandosi accanto alla croce dopo la sua morte, lasciano apparire la costanza del loro affetto per Cristo. Basti pensare a Giuseppe di Arimatea. Come membro del Sinedrio non aveva osato esprimere la simpatia che provava per Gesù, né intervenire pubblicamente in suo favore nel corso del processo. Dopo la morte trova l’audacia che gli era mancata in precedenza e va da Pilato per chiedergli il corpo di Gesù. Così facendo prende apertamente posizione in favore di Cristo, si compromette. Il disastro della croce suscita un nuovo coraggio, diffide già, in maniera discreta, l’energia che galvanizzerà i discepoli nel momento della risurrezione.

LA LANCIA NEL COSTATO

Infine gli ebrei subito dopo che Gesù china il capo chiedono a Pilato di spezzargli le gambe per accelerarne la morte, poiché si avvicinava il “rispetto del sabato” che per loro coincideva con la festa di Pasqua. Ma è qui che si consuma l’ennesimo intervento divino: dopo il supplizio doloroso della Passione, a Gesù si riserva un gesto inatteso. Nessuna orribile mutilazione ma una colpo di lancia scagliato da un soldato nel costato, che verifica così la sua morte.

UN GESTO ISPIRATO DA DIO

Un gesto frutto dell’ispirazione del Padre che vuole dare al mondo un crocifisso con il petto aperto. Il colpo di lancia non è più una sofferenza per Gesù: l’amore che Cristo ha dato per gli uomini ora è inciso e fissato per sempre nel costato trafitto. Nel sangue e nell’acqua che colano c’è l’immagine della fecondità di quell’amore che il Cristo non ha voluto tenere per sé.

 

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Molly Holzschlag

Gelsomino Del Guercio

Digital journalist & blogger. Irpino trapiantato a Roma, scrive e ha scritto su L'Espresso, L'Huffington Post, Il Mattino, Lettera43. Ama viaggiare. Le sue mete preferite, Londra e la Scozia.
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