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Capi di Stato cattolici con matrimoni «irregolari», il Papa cambia il protocollo

Novità dopo l'udienza al presidente argentino Mauricio Macri: la consorte sposata in seconde nozze non sarà più salutata a parte dal Pontefice

February 27 2016 : Pope Francis meets New President of Argentina Mauricio Macri and his wife Juliana Awada during a privite audience at the Apostolic Palace in the Vatican.

©ServizioFotograficoOR/CPP

È un cambio di protocollo che la Segreteria di Stato ha studiato appositamente, su richiesta di Papa Francesco. Le circostanze hanno fatto sì che, per la prima volta, sia stato applicato proprio in occasione della visita in Vaticano del nuovo presidente dell’Argentina Mauricio Macri, ricevuto in udienza da Papa Francesco sabato 27 febbraio. D’ora in avanti i capi di Stato cattolici con situazioni matrimoniali irregolari potranno portare il loro coniuge in presenza del Papa e comparire nelle foto di gruppo ufficiali al momento dello scambio dei doni. Fino a oggi, invece, in questi casi, la consorte o il consorte attendevano in un’altra sala e al termine dell’udienza il Papa li salutava separatamente.

A rendere noto per primo il cambiamento, è stata la giornalista Elisabetta Piqué sul quotidiano La Nación.

Fonti della Segreteria di Stato hanno confermato a Vatican Insider che si tratta di un cambiamento destinato a valere d’ora in poi per ogni capo di Stato cattolico in visita ufficiale in Vaticano. Il protocollo tradizionale stabiliva infatti che si tenesse conto, soltanto nel caso dei leader di fede cattolica – dunque figli spirituali della Chiesa – della «regolarità» della situazione matrimoniale secondo la normativa canonica.

I primi a sperimentare questa nuova formula sono stati il neo-presidente argentino Mauricio Macri e la sua terza moglie, Juliana Awada. All’origine della decisione papale c’è un episodio accaduto più di due anni fa, quando un capo di Stato latinoamericano, sposato solo civilmente, aveva incontrato il Papa che alla fine aveva salutato la consorte in separata sede. Aveva cominciato allora a maturare l’idea di cambiare la regola protocollare fino a quel momento seguita. Nell’incontro con i giornalisti sul volo di ritorno dal Messico, lo scorso 17 febbraio, Francesco, parlando dei divorziati risposati, aveva detto: «La parola-chiave che ha usato il Sinodo – e io la riprenderò – è “integrare” nella vita della Chiesa le famiglie ferite, le famiglie di risposati». Il cambio di protocollo è un piccolo segno in questa direzione.

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Andrea Tornielli

Vaticanista, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sposato, con tre figli. Vive tra Roma e Milano. Lavora per il quotidiano "La Stampa".