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Papa Francesco: la salvezza di Dio non viene da cordate clericali o politiche

Così il pontefice durante l'omelia a Santa Marta di oggi

Pope Francis mass in Epatec

Marko Vombergar/ALETEIA

di Sergio Centofanti

 

La salvezza di Dio non viene dalle cose grandi, dal potere o dai soldi, dalle cordate clericali o politiche, ma dalle cose piccole e semplici: è quanto ha detto Papa Francesco durante la Messa del mattino celebrata nella cappellina di Casa Santa Marta.

La salvezza viene dalla semplicità delle cose di Dio, non dai potenti
Le letture del giorno ci parlano dello sdegno: si sdegna un lebbroso, Naamàn il Siro, che chiede al profeta Elisèo di guarirlo, ma non apprezza il modo semplice in cui questa guarigione dovrebbe avvenire. E si sdegnano gli abitanti di Nazaret di fronte alle parole di Gesù, loro conterraneo. E’ lo sdegno di fronte al progetto di salvezza di Dio che non segue i nostri schemi. Non è “come noi pensiamo che sia la salvezza, quella salvezza che tutti noi vogliamo”. Gesù sente il “disprezzo” dei “dottori della Legge che cercavano la salvezza nella casistica della morale” e in tanti precetti, ma il popolo non aveva fiducia in loro:

“O i sadducei che cercavano la salvezza nei compromessi con i poteri del mondo, con l’Impero … gli uni con le cordate clericali, gli altri con le cordate politiche, cercavano la salvezza così. Ma il popolo aveva fiuto e non credeva. Sì, credeva a Gesù perché parlava ‘con autorità’. Ma perché, questo sdegno? Perché nel nostro immaginario, la salvezza deve venire da qualcosa di grande, da qualcosa di maestoso; solo ci salvano i potenti, quelli che hanno forza, che hanno soldi, che hanno potere: questi possono salvarci. E il piano di Dio è altro! Si sdegnano perché non possono capire che la salvezza soltanto viene dal piccolo, dalla semplicità delle cose di Dio”.

I due pilastri del Vangelo che ci sdegnano
“Quando Gesù fa la proposta della via di salvezza – prosegue il Papa – mai parla di cose grandi” ma “di cose piccole”. Sono “i due pilastri del Vangelo” che si leggono in Matteo, le Beatitudini e, nel capitolo 25, il Giudizio finale, “Vieni, vieni con me perché hai fatto questo”:

“Cose semplici. Tu non hai cercato la salvezza o la tua speranza nel potere, nelle cordate, nei negoziati … no … hai fatto semplicemente questo. E questo sdegna tanti. Come preparazione alla Pasqua, io vi invito – anche lo farò io, pure, – a leggere le Beatitudini e a leggere Matteo 25, e pensare e vedere se qualcosa di questo mi sdegna, mi toglie la pace. Perché lo sdegno è un lusso che soltanto possono permettersi i vanitosi, gli orgogliosi. Se alla fine delle Beatitudini Gesù dice una parola che sembra … ‘Ma perché dice questo?’. ‘Beato colui che non si scandalizza di me’, che non ha sdegno di questo, che non sente sdegno”.

La pazzia della Croce
Papa Francesco così conclude l’omelia:

“Ci farà bene, prendere un po’ di tempo – oggi, domani – leggere le Beatitudini, leggere Matteo 25, e stare attenti a cosa succede nel nostro cuore: se c’è qualcosa di sdegno e chiedere la grazia al Signore di capire che l’unica via della salvezza è la ‘pazzia della Croce’, cioè l’annientamento del Figlio di Dio, del farsi piccolo. Rappresentato, qui, nel bagno nel Giordano o nel piccolo villaggio di Nazareth”.

 

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