Spiritualità

L’invocazione da recitare prima di leggere la Bibbia

E una preghiera per quando la Parola sembra arida e lontana

L’invocazione da recitare prima di leggere la Bibbia

© Michal / CC

C’è una invocazione nella Bibbia che si dovrebbe ripetere tutte le volte che si ha intenzione di cominciarla a leggere. E’ un frammento brevissimo, in ebraico sono quattro parole soltanto di una preghiera più lunga che Salomone pronuncia in quella notte misteriosa che egli trascorre su un’altura vicino a Gerusalemme, alle soglie della sua incoronazione. In quella notte il Signore gli appare e Salomone chiede a Dio non il potere ma la sapienza. All’interno di questa preghiera c’è una frase riportata nel Primo Libro dei Re (3, 9) che suona così: “Donami un cuore d’ascolto”, un cuore cioè capace di ascoltare (e non semplicemente docile come traduce la CEI).

Bisogna chiedere a Dio continuamente, quando si legge la Bibbia, di avere un cuore aperto all’ascolto nel senso pieno del termine, cioè capace di obbedire a questa Parola, capace di vivere tutte le dimensioni dell’orecchio teso nell’ascolto, dell’occhio in lacrime che riverbera la conversione, delle mani che si protendono verso la carità, della festa che è la celebrazione liturgica.

C’è poi una preghiera del filosofo danese dell’Ottocento Søren Kierkegaard su come si deve ascoltare la parola di Dio. Dice il filosofo: la rivelazione di Dio è nella Parola per eccellenza e in molti modi essa parla a ogni uomo anche quando tace. Fa parte della comprensione della Bibbia anche il momento in cui si fatica, in cui sembra che la Bibbia non ci guidi, che la Parola di Dio non abbia freschezza dentro di noi, né sia presente e ci stimoli a studiarne le parole. Questa preghiera è appunto per il tempo del silenzio, quando sinceramente ci si muove verso la Parola di Dio e si fa fatica, oppure quando la Parola sembra arida e lontana. Bisogna ricordare questa frase: “Tu parli anche quando sembri tacere”.

 

Padre celeste!
In molti modi tu parli a un uomo:
Tu, l’unico che ha sapienza e intelligenza,
Vuoi tuttavia renderti comprensibile a lui.
Tu parli anche quando taci;
Perché parla anche colui che tace,
Per provare l’amato;
Parla anche colui che tace affinché l’ora del capire
Sia tanto più intima quando essa verrà.
Padre celeste, non è forse così?
Oh, quando tutto tace,
Quando un uomo se ne sta solo e abbandonato
E più non sente la tua voce,
Allora forse è per lui come se la separazione
Dovesse essere eterna.
Oh, nel tempo del silenzio,
Quando un uomo languisce nel deserto
E non sente la tua voce:
Allora è forse per lui come se essa
Fosse quasi del tutto svanita.
Padre celeste, è ben questo il momento del silenzio
Dei confidenziali colloqui.
Così fa’ che sia benedetto anche questo tuo silenzio
Come ogni parola che tu rivolgi all’uomo;
Che egli non dimentichi che tu parli
Anche quando taci.
Donagli, mentre è in attesa di te,
La consolazione di capire che tu taci per amore;
Di modo che, sia che tu taccia o parli,
Sei sempre il medesimo Padre,
Sia che ci guidi con la tua voce
O ci educhi col tuo silenzio.

Xavier Borderie

Mirko Testa

Immigrato digitale, classe '78. Venuto al mondo a due passi dalla Cattedrale di San Giovanni, si laurea a Roma in storia economica e sociale del Medioevo. Dopo la passione bruciante per gli studi polverosi, abbandona le pergamene del '300 per il taccuino. Da sempre pendolare immobile, studia il tedesco per leggere Rilke, l'inglese per Keats, ma sogna di poter gustare la poesia haiku e i versi raffinati di Nizar Qabbani. Comincia a scalciare nella rivista statunitense Inside the Vatican, cura la traduzione di alcuni pamphlet e i contenuti del sito web dell'Acton Institute, fa qualche comparsata sulle pagine culturali de L'Occidentale e guida per sette anni l'edizione italiana dell'agenzia ZENIT. Ad Aleteia, è editor per l'italiano. Nel tempo libero incrocia i guantoni, suona il blues e impara a fare il padre.
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