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È vero che secondo la Bibbia non si deve celebrare il Natale?

Daniel Go-CC
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Alcuni gruppi proselitisti dicono di no, perché nessuno dei quattro Vangeli specifica la data

Alcuni gruppi proselitisti, soprattutto i testimoni di Geova, affermano che è proibito celebrare il Natale perché in nessuno dei quattro Vangeli si specifica la data della nascita di Cristo.

È come dire: “Visto che non si trova il tuo atto di nascita, non ti faremo una festa di compleanno”.

Dall’altro lato, questi gruppi ritengono che nel mese di dicembre, essendo estremamente freddo, è impossibile che i pastori stessero curando le proprie greggi nei campi, come si legge nel racconto evangelico.

Bisogna anche ricordare che per i testimoni di Geova è proibita la celebrazione di qualsiasi festa di compleanno.

I primi cristiani non la pensavano così. Fin dal IV secolo si è iniziato a celebrare questa festa il 25 dicembre, tenendo conto del fatto che da quel giorno le giornate si allungano e il sole illumina la terra per più tempo. Visto che Cristo è “la luce del mondo” (Gv 9, 5) e “un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1, 78-79), si è ritenuto opportuno far coincidere il ricordo della nascita di Gesù con la data in cui la presenza del sole in relazione alla terra aumenta.

In realtà, quello che celebriamo il 25 dicembre non è una data, ma un evento, ovvero la nascita di Gesù e l’amore misericordioso del Padre. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

Le ricerche più recenti hanno scoperto ad ogni modo che il 25 dicembre rappresenta una data storica, come vedremo in seguito.

In genere si accetta la notizia, antica, secondo la quale la celebrazione del Natale del Signore è stata introdotta nella prima metà del IV secolo dalla Chiesa di Roma per motivi ideologici. Si sarebbe scelto il 25 dicembre per contrapporsi a una pericolosa festa pagana, il Natale Solis invicti (forse Mitra, com’è probabile, o forse il titolo di un imperatore romano). Si sarebbe stabilita questa festa nel solstizio d’inverno (21-22 dicembre), quando il sole riprendeva la sua marcia trionfale verso il suo massimo splendore. In ambito cristiano, quindi, risalendo a nove mesi addietro, si fissa al 25 marzo la celebrazione dell’annunciazione dell’Angelo alla Vergine Maria di Nazareth, e la sua immacolata Concezione del Figlio e Salvatore. Sei mesi prima della natività del Signore si porrebbe quindi la festa della natività del suo precursore e profeta Giovanni Battista.

Il 25 dicembre, giorno in cui ricordiamo la nascita di Gesù, è una data storica o no?

In base alle ultime ricerche (cfr. Tommaso Federici, 25 dicembre è data storica, in 30 Giorni, novembre 2000, pp. 45-50), il 25 dicembre, come giorno in cui è nato Gesù, è una data storica.

Come si è giunti a questa conclusione? Prendendo come punto di partenza l’annuncio dell’angelo a Zaccaria (Lc 1, 5-25). In quale data Zaccaria doveva esercitare il suo ministero sacerdotale nel tempio (Lc 1, 8)? Essendo della classe di Abia (Lc 1, 5), gli toccavano gli ultimi giorni di settembre (tra il 20 e il 30).

Se mesi dopo, quindi, Maria ricevette l’annuncio dell’angelo (Lc 1, 28; annunciazione dell’angelo a Maria, 25 marzo); tre mesi dopo nacque Giovanni Battista (Lc 1, 57-66; nascita di Giovanni Battista, 24 giugno) e nove mesi dopo l’annunciazione dell’angelo a Maria (25 marzo) nacque Gesù (25 dicembre).

Il 23 settembre e il 24 giugno per l’annuncio e la natività di Giovanni Battista e il 25 marzo e il 25 dicembre per l’annunciazione del Signore e la sua natività non sono date arbitrarie né sono state copiate da ideologie dell’epoca. Le chiese avevano mantenuto memorie ininterrotte, e quando hanno deciso di fare delle celebrazioni liturgiche, l’unica cosa che hanno fatto è stata sanzionare l’uso immemore della devozione popolare.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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