Aleteia

La testimonianza di Meter nella lotta alla pedofilia

© Emin Ozkan/SHUTTERSTOCK
Condividi
Commenta

Intervista a Don Fortunato Di Noto, fondatore e animatore della onlus che in 10 anni ha segnalato 1 milione di siti pedopornografici

Don Fortunato Di Noto è un sacerdote che passa la sua vita tra riunioni, matrimoni (la prima volta che l’ho contattato ne aveva appena celebrato uno) e tutte quelle attività che ci si aspetta da un uomo che ha consacrato la vita a Dio e dunque al fratello. Senza voler dipingere un “santino”, non credo che ci perdonerebbe, bisogna riconscere però l’opera infaticabile di questo sacerdote siciliano nei confronti della tutela dell’infanzia. Una lotta titanica, davvero Davide contro Golia, per cercare di combattere quei fenomeni o di alleviare le sofferenze di quei piccoli che hanno incontrato gli orchi invece che l’affetto. Don Di Noto è il fondatore di “Meter”, una realtà che quasi vent’anni si occupa di tutela dell’infanzia e contrasto alla piaga della pedopornografia in rete. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare cosa fa e cosa vuol dire sostenere l’umanità bambina.

Don Fortunato, è notizia di oggi, un nuovo caso di omicidio, questa volta a San Giovanni La Punta a Catania, dove un 40enne ha tentato di uccidere entrambe le sue bambine…
[Don Fortunato sospira] La cosa che più sta impressionando è l’accanimento crudele di tanti genitori verso i bambini. I “bambinicidi” io li chiamo, ormai avvengono sempre più frequentemente e questo avviene spesso in famiglia. Così come gli abusi avvengono negli ambiti familiari, cioé tra le persone che frequentano la casa e via discorrendo. Meter si occupa anche di questi casi, li accogliamo, li proteggiamo…

Come funziona Meter, e in quanti ci lavorano?
È una onlus di volontariato cattolico, perché nasce più di 20 anni in una intuizione di parrocchia, innamorati del web io e alcuni parrocchiani ci siamo ritrovati di fronte fin da subito al fenomeno della pedopornografia su internet. Noi forniamo un servizio di “prossimità” in quelle che chiamo le favelas tecnologiche. Abbiamo accompaganto negli ultimi 10 anni 1200 persone con il nostro Centro di Ascolto. Siamo un po’ i pioneri nella lotta alla pedofilia dentro e fuori il web. Poi l’Osservatorio Mondiale contro la Pedofilia, grazie al quale abbiamo segnalato oltre 1 milione di siti pedofili e pedopornografici alle autorità competenti.

Tutti volontari? Di che risorse dispone?
La mancanza di risorse non ci permette di praticare la carità verso tutte le vittime, per accoglierle, curarle, proteggerle legalmente. La fortuna è che la CEI ci ha sempre sostenuto per pagare affitti e i pochi dipendenti rimasti. Viviamo di volontariato e di offerte! Ma abbiamo bisogno di professionisti che è giusto pagare: psicologi, terapeuti, medici, avvocati. Comunque contiamo anche su 350 volontari su tutto il territorio nazionale.

Collaborate con la polizia ?
Si abbiamo un protocollo ufficiale con la Polizia Postale per lo scambio delle informazioni. Siamo l’unica associazione ad avere questo tipo di intese.

In Italia dal 2012 c’è una legge specifica contro la pedofilia, è una buona norma?
L’Italia e l’Europa si sono dotate di leggi ad hoc. Il problema è che la pedofilia è un fenomeno globale che travalica le nazioni. Ormai il fenomeno è di gravità inaudita: torture e abusi che cominciano anche sui neonati. La norma non basta più, serve uno scatto culturale: la pedofilia è un crimine contro l’umanità bambina. Il materiale prodotto e il coinvolgimento dei milioni di bambini, è ingente, ed è anche un enorme business, circolano molti soldi in questo mondo. C’è poi il dramma dei bambini che in guerra oltre a subire tutto quello che si può immaginare, diventano anche oggetto sessuale.

La pedofilia si sta lentamente insinuando nel dibattito pubblico, in Nord America e nel nord Europa (segnatamente l’Olanda) le associazioni che inneggiano all’annullamento dell’età legale per fare sesso trovano un sempre più ampio sostegno, anche in Italia è così?

Pagine: 1 2

Condividi
Commenta
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni